Sicurezza
Sì alla sabbia del Magra per la spiaggia massese
Finora per il ripascimento si è fatto ricorso a materiali prelevati dal Po perché quelli locali erano “inquinati”. Ma adesso cambiano i parametri
MASSA. Arriva dalle rive del Po la sabbia per il riadattamento del litorale di Massa; percorre 300 chilometri e più su camion inquinanti per essere depositata sulle rive apuane. Ma perché prendere materiali così lontani quando di sabbia è pieno il fondo del mare e, ancor più, lo sono le acque del porto di Marina di Carara, e il letto del Magra (dove, proprio in questi giorni si ripropone il problema dell’insabbiamento della foce)? La prima risposta si chiama “nichel”. Nelle sabbie del fiume Magra, quelle che “naturalmente” potrebbero essere usate per il ripascimento, contengono una percentuale di nichel superiore alla soglia stabilita dalla Regione Toscana. Per questo c’è stato il ricorso alla sabbia prelevata dal Po che costa di più e che ha pure sollevato tanti sospetti sulla pesatura e su possibili partite “gonfiate” di materiali.
Ma il bello è che la sabbia della foce del Magra viene utilizzata tranquillamente per il ripascimento della spiaggia di Marinella. E questo perché secondo l’Arpa (l’agenzia di protezione ambientale) della Liguria e secondo la Regione Liguria, stessa, quella presenza di nichel non costituisce alcun pericolo per la salute. Il risultato paradossale è che ogni estate i bagnanti di Marinella si sdraiano e fanno castelli con la sabbia che a Marina di Massa viene considerata inquinata. Cose all’italiana.
Le cose, tuttavia potrebbero cambiare tra breve. La Regione Toscana che nei mesi scorsi ha ereditato dal ministero dell’Ambiente il “pacchetto” delle bonifiche del territorio in ambito Sin, ha messo in moto un meccanismo che dovrebbe fare rientrare le sabbie del Magre “nella norma”. In sostanza, una modifica normativa che consenta di non tenere conto di limitati sforamenti di sostanze inquinanti. Anche perchè è stato rilevato che la presenza del nichel oltre a essere “costitutiva” (cioè scaturisce dalla conformazione geologica delle rocce e dei sedimenti della zona in cui scorre il Magra) è giusto al limite, nel senso che alcuni campionamenti sono al di sotto della soglia che fa scattare il divieto.
Non solo, la prospettiva è anche quella di utilizzare le sabbie che, sospinte dalle correnti, vanno a finire all’imboccatura del porto di Marina di Carrara. Giacimenti che costringono l’Autorità portuale ripetuti e costosi dragaggi. L’ultimo, in cantiere per l’autunno prossimo, prevede la rimozione di 700.000 metri cubi di rena per una spesa di 6 milioni di euro. In questo caso, le cose sono un po’ più complicate: occorre infatti analizzare con cura la sabbia in un tratto continuamente attraversato da navi potenzialmente inquinanti. L’idea, comunque, è quella di gettare la sabbia del dragaggio davanti alla costa apuana (e non direttamente sulla battigia), in modo tale da favorire un ripascimento “naturale”.
Del resto, fa osservare Stefano Gazzoli, vicepresidente deibalneari di Riviera Apuana – che a questa prospettiva guarda con favore, fino a qualche decennio fa c’era una draga che prelevava la sabbia dal porto e con una tubazione, di cui ancora esistono resti alla Partaccia, la scaricava sul litorale di Marina.
Ad ogni modo, se ne riparlerà la prossima estate. Per questa stagione non sono previsti apporti di sabbia per contrastare l’erosione, se non in alcuni limitati punti. Si procederà, invece a un ripascimento-consolidamento con ghiaia, su cui poi sarà messo uno strato di sabbia. Una tecnica già adottata la scorsa stagione e che pare dia buoni risultati.
Claudio Figaia
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