Sicurezza
Bimbo nato morto, il ginecologo si difende
Il dottore è a processo per omicidio colposo: sono innocente, non ero in ospedale quando il neonato ha cessato di viviere e la madre è stata fatta partorire
MASSA. «Non ero in ospedale quando il bambino è nato morto. E sul secondo tracciato effettuato alla donna poco prima che partorisse è stato posto il timbro dell’ospedale, non la mia firma. Non sono di mio pugno neppure le note in calce aggiunte nella documentazione finita nella cartella clinica».
Si difende, e si commuove in aula parlando del neonato morto, il dottore Roberto Marrai, a processo per omicidio colposo per una vicenda dolorosa che risale a quattro anni fa e per la quale si sono costituiti parte civile (rappresentati dai legali Massimo Ansaldo e Matteo Ridolfi) i genitori, il fratellino e i nonni del l bambino nato morto all’Opa.
Una storia delicata e il dramma di una madre che, all’ospedale di Montepepe avrebbe atteso troppo tempo prima del parto, dando alla luce poi un bambino morto. Secondo l’accusa, la donna era arrivata in ospedale, all’Opa, alla quarantesima settimana alle 3 di notte. Non ancora pronta, secondo il ginecologo di turno, il dottor Roberto Marrai appunto, per essere ricoverata.
In sala travaglio la giovane madre ci è arrivata dopo le sei, troppo tardi: ma al secondo monitoraggio non si sentiva più il battito del feto. È stata fatta partorire, ma il bambino è nato morto. Per i legali che rappresentano le parti civili il nucleo del processo sta tutto in quelle tre ore, dalle 3 a dopo le sei, in cui per la donna non è scattato il ricovero. Ricovero che, secondo gli avvocati, sarebbe dovuto avvenire subito, visto che aveva superato la quarantunesima settimana di gravidanza.
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In tribunale ha parlato per ore il dottor Marrai. E ha ricostruito quella tragica notte finita all’alba con la morte del neonato. «Io mi ritengo innocente - ha affermato il ginecologo sotto accusa- Non ero in ospedale quando la donna è stata fatta partorire, non appena mi hanno avvertito di quanto era successo sono rientrato, ma ormai era già accaduto tutto».
E ancora: « Non so per quale motivo sia morto il bambino, aveva il cordone legato intorno al collo e al polso, ma nascono costantemente bambini, sani in queste condizioni. Io so che quando sono tornato in ospedale ho trovato un secondo tracciato in cui c’erano annotazioni che io non avevo fatto».
E alla domanda diretta del giudice Fabrizio Garofalo sul cosa avesse fatto se fosse stato in reparto il dottor Marrai ha risposto così, senza esitazione: «Avrei visitato la paziente, valutato i parametri e prolungata l’analisi cardiotopografica. Ma, lo ribadisco fino alle 5 e 20 non c’era necessità di procedere con un tagli cesareo». E il dottore ha aggiunto: «L’attività delicatissima di sorvegliare il monitoraggio e il tracciato del feto era stata affidata a una ostetrica tirocinante e io non e sapevo nulla»
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