Proteste
Metà cave di marmo non in regola con i pagamenti
Carrara, l'allarme del dirigente Marco Tonelli dopo quello dei revisori dei conti del Comune
CARRARA. «Abbiamo fatto tutto quello che la legge ci impone di fare. Il problema è che c'è un ventaglio di situazioni complesse sulle quali lavoriamo tutti i giorni cercando di incassare il più possibile ma oltre la metà delle cave non è in regola con i pagamenti».
Marco Tonelli, dirigente del settore Marmo del Comune di Carrara, replica così al Collegio dei Revisori dei Conti che nella relazione sul bilancio consuntivo 2014, aveva riservato una sonora tirata d'orecchie al suo ufficio, reo – si leggeva nelle osservazioni - di non aver «mai fatto ricorso all'utilizzo di strumenti coercitivi alternativi, quali la sospensione dell'attività e la decadenza della concessione».
Oggi la risposta del diretto interessato: «Un anno fa abbiamo avviato un procedimento per la caducazione e la sospensione dell'autorizzazione ad alcune cave non in regola» afferma Tonelli, spiegando che poi – a seguito delle istruttorie previste dalle norme – i casi si sono ridotti a due, con tanto di delibera di giunta per ratificare la “sanzione”. Successivamente, ha aggiunto il dirigente, un'azienda ha provveduto a regolarizzare la propria posizione, mentre l'altra a ha ancora un po' tempo per farlo. Il risultato? Le autorizzazioni ritirate e le concessioni caducate a oggi sono ancora a quota zero. «I revisori dicono che avremmo dovuto fare più attenzione, verificare con maggiore frequenza e sospendere l'attività. Probabilmente è vero – prosegue Tonelli - ma io personalmente penso che la sospensione dell'attività sia un provvedimento sì doveroso ma forte». Anche perchè, secondo il dirigente, il problema degli ammanchi dal gettito del marmo – 5,6 milioni in meno del previsto nel consuntivo 2014 – derivano da «un ventaglio di situazione complesse». «I soldi non entrano per vari motivi» precisa Tonelli, spiegando che «una buona parte del mancato incasso è conseguente alla sentenza del Tar di due anni fa, che viene sfruttata dalle aziende».
Il riferimento è al provvedimento con il quale il Tribunale amministrativo aveva accolto il ricorso di alcune ditte contro il nuovo sistema di tariffe introdotto “unilateralmente” dall'amministrazione.
La bocciatura del Tar era arrivata perché, di fatto, il municipio non aveva provveduto a notificare correttamente la variazione. «A fronte delle fatture che noi emettiamo, alcune aziende continuano a pagare sulla base delle tariffe sancite nell'accordo 2008. Siamo in difficoltà non sappiamo come procedere» confessa Tonelli, ammettendo che gli uffici stanno riscontrando lo stesso problema sulla nuova procedura, quella per il 2014-15, rispetto alla quale molti imprenditori del lapideo continuano a fare “orecchie da mercante”.
Ai casi di natura amministrativo-legale si aggiungono le richieste di rateizzo, a cui molti morosi fanno ricorso.
«Le aziende possono chiedere il rateizzo sia al comune, che lo può concedere fino a un massimo 5 anni sia ad Equitalia, che lo concede fino a 15 anni» spiega Tonelli lasciando intendere che questa “dilazione” pesa non poco sui bilanci del municipio. Infine ci sono anche i contenziosi con i cosiddetti delegati, ovvero le ditte del trasporto incaricate dagli escavatori di movimentare i materiali e pagare i corrispettivi: «Noi di solito fatturiamo al delegato ma se questo non paga, passiamo al delegante» afferma il dirigente che si limita solo ad accennare a un sistema sicuramente molto complesso. E così, alla domanda su quante siano effettivamente le attività non in regola rispetto ai versamenti nelle casse municipio Marco Tonelli risponde: «Non conosco il numero esatto ma sono sicuramente più della metà». Ieri mattina, proprio alla presenza del dirigente Tonelli, la commissione Marmo ha iniziato a esaminare la legge sulle attività estrattive recentemente approvata dalla Regione Toscana ed ufficialmente in vigore da due giorni.
Tonelli ha spiegato che «il testo presenta aspetti problematici dal punto di vista tecnico», incassando il sostegno di Massimo Menconi, presidente della commissione (Prc) e Claudia Bienaimè (Carrara Bene Comune) concordi nel rilevare contraddizioni e passaggi poco chiari nella norma.
Uno su tutti - come è stato nuovamente sottolineato - la definizione di “lavorazione in loco”, determinante affinchè le aziende possano ottenere un prolungamento fino a 25 anni della durata della concessione.
Non solo, proprio sulla base dei provvedimenti della legge, che impone al municipio una ricognizione degli agri marmiferi e la messa a punto entro 180 giorni di un nuovo regolamento, Tonelli ha chiesto un ampliamento del personale a sua disposizione. Il dirigente auspica quindi che al settore Marmo possano arrivare almeno tre nuovi tecnici in grado di dare man forte agli attuali dipendenti.
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