Lutto
In cattedra a 97 anni: il ritorno del maestro Francesco Zaccagna
Massa, una lezione speciale agli alunni del Casone: ai miei tempi in classe il termosifone era una pietra scaldata sotto le braci
MASSA. Torna sui banchi di scuola a 97 anni il maestro Francesco Zaccagna, per ricordare a se stesso e ai piccoli alunni un tempo lontanissimo, fatto di sacrifici, di lezioni preziose, di senso delle istituzioni, di dignità e rigore. Una lezione particolare che si è svolta alla scuola primaria del Casone, tenuta da un vecchio maestro elementare, il primo maestro della città, quando studiare non era da tutti e proseguire con gli studi, per molti era un lusso. Il maestro Francesco Zaccagna, mancava da scuola da 70 anni e la sua lezione è stata prima di tutto la testimonianza di un uomo che ha percorso un tratto importante della vita repubblicana, che ha sopportato l'umiliante prigionia in Germania per due anni e che ha poi esercitato e vissuto la sua professione come una vera missione, tra mille difficoltà e con la precarietà degli strumenti educativi a disposizione in quel tempo.
«Sapete chi sono io? - ha esordito il maestro Zaccagna- sono un ”ontagnolo”, come dite voi che abitate qui sul mare, perché sono nato a Pariana, un paesetto sopra Massa, dove ho insegnato a bambini come voi, ma poveri di ogni cosa, come lo eravamo tutti noi dopo la guerra; venivano a scuola con un quaderno e un libro e scrivevano con un pennino che immergevano in un calamaio pieno di inchiostro, che si trovava nel banco. A quel tempo c’era un solo maestro che insegnava tutte le materie, dalla religione, all'educazione fisica, al canto. I miei alunni erano già bambini fortunati- ha raccontato il maestro Zaccagna, tirando fuori dalle tasche una pietra di medie dimensioni-; sapete che cosa è questa? Non una semplice pietra, era il mio riscaldamento in classe, quando ero piccolo come voi. Non c’erano i termosifoni e all’inizio neanche le stufe, così la mia mamma, come quelle dei miei amici, la notte lasciava una pietra sotto la brace del camino e al mattino, rovente, la fasciava con dei fazzoletti e me la metteva in tasca, per farmi scaldare le mani durante la lezione”.
Poi, finita la scuola Zaccagna ha iniziato il servizio di leva obbligatorio ed è partito con i carabinieri per la guerra, prima a Genova, poi Roma, Trieste e infine i Balcani: «22 mesi che non dimenticherò mai- ha raccontato il maestro- in parte trascorsi in un campo di lavoro a Stoccarda. Si chiamavano I.M.I- ha spiegato agli alunni- italiani militari interrati, e lì ci facevano fare di tutto. Durante la guerra ho sparato un solo colpo di fucile contro il nemico- dice ai bambini attenti e con gli occhi sbarrati dalla curiosità- ma spero di non aver ferito nessuno». Aneddoti e racconti, come quando, finita la guerra, conobbe a Stoccarda un giovane aspirante avvocato, che nei combattimenti aveva perso tutto: «Ci parlammo in francese- racconta Zaccagna- lingua che conoscevo bene assieme al latino, per quei tempi essenziale; lui mi regalò il suo violino dopo l’armistizio, perché sapeva che tanto non lo avrebbe più suonato e voleva che si preservasse dalla distruzione. Quel violino ce l’ho ancora». Dopo la lezione i bambini lo hanno tempestato di domande e le maestre hanno dovuto promettere un nuovo incontro, per rispondere a tutti.
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