Sicurezza
Water front, fa paura il nuovo ponte previsto sul Carrione
Per l’associazione AmareMarina troppi gli interrogativi rimasti senza risposta e uno spreco di denaro pubblico
MARINA DI CARRARA. «I soldi per la realizzazione del water front sono come Aladino della lampada magica. Appaiono e scompaiono ad ogni mutamento di legge, governo, amministrazione. Ora sono improvvisamente ricomparsi per realizzare parte di un intervento che la cittadinanza aveva già sonoramente bocciato».
Pensieri e parole dell’associazione AmareMarina in un documento firmato dalla presidente Dariella Piolanti e dalla vice Carla Gianfranchi.
Un documento nel quale si tornano a chiedere risposta «ai tanti interrogativi che sorgono per il progetto sul quale l'autorità portuale vorrebbe far convergere ben 32 milioni di euro».
Andiamo per punti quindi, interrogativi magari, partendo dal progetto di riqualificazione del fronte mare. Di ce l’associazione: «In realtà l'opera che si intende realizzare è un ponte alla foce del Carrione per aprire la terza nuova entrata del porto. Come se questo porto, quasi fanalino di coda nella classifica nazionale per tonnellaggio movimentato, necessitasse di una terza entrata.Ci risulta che i maxi moduli del Pignone sono tranquillamente entrati dall'attuale ingresso senza causare nessun problema. Un nuovo ponte sul Carrione, in barba a tutte le problematiche che l'alluvione del 5 novembre 2014, ha evidenziato. Non basta un'alluvione così recente per far riflettere gli amministratori a riconsiderare scelte che già in passato evidenziavano tutta la loro pericolosità? Qualcuno si è posto la domanda su quali criticità idrogeologiche causerà il secondo ponte sul Carrione?
È chiaro, quindi, che l'idea della terza entrata e di un secondo ponte sul Carrione, spacciata per riqualificazione del fronte mare, non è altro che un espediente per realizzare una parte di ampliamento del porto . Il nostro sospetto, più che legittimo, è che all'Autorità Portuale della riqualificazione dell'interfaccia porto-città, non importi nulla, tant'è che da quando si è insediata il fronte mare è stato inesorabilmente lasciato nell'incuria e trasformato in un "non luogo" tra l'indifferenza di chi ci amministra».
Per AmareMarina infatti «se così non fosse stato, si sarebbe provveduto da tempo a riqualificare il viale Da Verrazzano e i piazzali ex Simposio, come la popolazione chiede da tempo.Sarà, quindi, vero abbellimento, o non si tratterà dell'ennesimo escamotage per procedere all'ampliamento di un porto commerciale, che ormai non ha più nessun rapporto con la città?Il water front dovrebbe razionalizzare il traffico sul viale a mare, ma come faranno a togliere il traffico diretto alle banchine a ponente? Ancora devono spiegarlo».
C’è poi la questione dei manufatti da demolire. AmareMarina punta l’indice sull’articolo 2 del protocollo d’intesa tra gli enti interessati a questo progetto.
«All'art. 7 punto 2 del Protocollo d'Intesa si parla di "demolizione e delocalizzazione dei manufatti esistenti" al varco del porto a ponente. Quali sono - ci chiediamo - tali manufatti? I nuovi edifici avranno le stesse volumetrie di quelli demoliti? In vista della razionalizzazione delle Autorità Portuali, annunciata dal governo, qualcuno si è posto la domanda se è giusto accendere mutui milionari su progetti sperando che vengano poi finanziati, senza però averne la certezza? Ci appare come una scommessa alquanto rischiosa.Nel DEF presentato da Renzi, non c'è spazio per infrastrutture inutili, sarebbe bene che anche chi amministra il porto e il territorio ne prenda atto ed abbandoni la sindrome DAD (Decidi, Annuncia e Difendi)».
Insomma l’arrivo, per ora annunciato, dei soldi del water front riapre il dibattito e la richiesta di risposte precise.
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