Sicurezza
Pranzi nei ristoranti più in e “veleni” subito ricoperti
L’accusa elenca le decine di fatture (anche da mille euro) per i pasti a spese dei contribuenti. E nelle intercettazioni si parla di terre inquinate da “tombare”
MASSA. Pranzi di lavoro da 350 euro a botta, cene in alcuni dei ristoranti più in della Versilia con conto finale da 500, 600 e anche mille euro. Pagati spesso con carte di credito emesse da banche straniere e di cui non è stato possibile risalire al titolare. E poi un’inquietante intercettazione in cui tre degli imputati “concordano” di riseppellire le terre inquinate emerse durante i lavori per la cosruzione dell’impianto ErreErre. C’è anche questo nell’inchiesta sullo scandalo Cermec-ErreErre che ha portato a processo 16 tra amministratori, politici, imprenditori con accuse che vanno dalla corruzione alla truffa, frode, abuso d’ufficio (per alcuni, con l’aggravante di avere costituito un’associazione a delinquere).
Ieri, nell’udienza in tribunale a Massa la parola è stata tutta dell’accusa. Sul banco dei testimoni il luogotenente della Guardia di Finanza Girardi che ha condotto buona parte delle indagini coordinate dal pubblico ministero Rossella Soffio. Una deposizione fiume, la sua, per buona parte occupata dalla lunghissima elencazione dei verbali di intercettazione e di raccolta di prove che costituiscono il fondamento dell’accusa.
Abbastanza impressionante, l’elenco dei pasti al ristorante pagati da Cermec o ErreErre. Con soldi pubblici, va ricordatro: perchè Cermec è una società controllata dai Comuni di Carrara e Massa e riceve finanziamenti da Regione e Stato per le sua attività. Da Henri a Viareggio, cucina creativa e prezzi “da signori” (oggi chiuso) i vertici di Cermec ci sono andati spesso. Risultano, infatti, agli atti della Finanza, decine di ricevute e fatture fra il 2008 e il 2010 per diverse migliaia di euro. «Fattura da 600 euro saldata con carta di credito numero... emessa da... riconducibile; fattura da 520 euro pagata con carta di credito ...», snocciola il luogotenente della Finanza. Titolare e caposala dell’Henri saranno chiamati in aula a spiegare chi pagava e chi c’era a quelle cene. E così succederà per i titolari del Bistrot, altro locale da gourmet di Forte dei Marmi, dove gli amministratori di Cermec non si risparmiavano, pagando conti di 460; 526, 568 euro alla volta. Il record però spetta al Melograno di Altopascio, un tre forchette Michelin dove il conto ha raggiunto i mille euro. Il tutto con un interrogativo in più: spesso i conti venivano pagati con carte di credito di cui non è stato possibile risalire al titolare ma che comunque attingevano alle casse di Cermec.
Ma non c’è solo questo. Nel corso dei lavori per la costruzione della vasca antincendio dell’impianto ErreErre, ha riferito il luogotenente della Gdf, «sono emerse terre di colore nero, palesemente inquinate. Si trattava probabilmente dei residui dell’inceneritore di rifiuti che sorgeva in quella zona prima della costruzione del Cermec. Ricordo che quei terreni sono in ambito Sin». Ebbene, secondo l’accusa, in una telefonata a tre (intercettata durante le indagini) Roberto Vaira, Luciano Bertoneri; rispettivamente direttore e presidente di Cermec; e Domenico Del Carlo di Delca, concordano di “tombare” quei terreni inquinati Cioè di seppellirli di nuovo, senza analisi, controlli e, men che meno, interventi di bonifica. Ricostruzione di parte, sia chiaro, sostenuta dall’accusa. Ma abbastanza preoccupante.
Il processo è stato aggiornato al 16 giugno e sarà ancora lungo, come lunghissima è la lista dei testimoni sia dell’accusa si della difesa.
Claudio Figaia
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