Il Tirreno

in tribunale

Minacce allo zio, condannato

Lite in famiglia con un coltello per una caldaia, due mesi al nipote

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CARRARA. Una lunga sequenza di litigi in famiglia che durano da anni finita con una coltellata. Che, per fortuna, non ha gravi conseguenze: la vittima non viene ferita, semplicemente cade svenuta per lo choc, ma ha l’effetto di portare la “faida” nelle aule di giustizia. Dove ieri si è concluso con una lieve condanna, a due mesi di reclusione (pena sospesa), il processo a un uomo (dei protagonisti non riportiamo i nomi perchè nella vicenda sono coinvolti dei minorenni) imputato di lesioni e minacce nei confronti dello zio.

L’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Debora Bracco, aveva chiesto 8 mesi; la giudice Elisabetta Congiusta ha confermato l’impianto accusatorio ma ridotto la pena al nipote, che era difeso dall’avvocato Alessandro Ricci. Secondo quanto ricostruito nel processo, il nipote, al termine di uno dei ripetuti litigi, avrebbe preso un coltello da cucina di grosse dimensioni puntandolo alla pancia dello zio. Alla scena assistettero e in qualche misura parteciparono anche altri parenti, che abitano tutti in una stessa palazzina, fra cui alcuni bambini. Il tutto in un contesto di tensioni fra tre fratelli e le rispettive famiglie che dopo la morte del padre hanno cominciato a litigare per questioni legate all'eredità con dispetti reciproci. Quello che portò alla comparsa del coltello riguardava la caldaia per il riscaldamento che, secondo quanto emerso nelle precedenti udienze, i parenti cercavano di manomettere a vicenda.

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