Attenzione
Lucia, Ferdinando e i loro pugni alla Sla
“Fernà” è malato dal 2009 ma non rinuncia al bar. E dopo un ricovero gli amici lo accolgono con striscioni di benvenuto
MASSA. Ha la forza di un Caterpillar, il coraggio di chi la vita l’affronta a testa alta. Sempre. Quella forza che non scalfiscono le lacrime, quella forza che la commozione amplifica e non lenisce. Perché a Lucia il suo Fernà ha insegnato che la resa non è contemplata, che i guantoni non si appendono mai al muro. E lei sul ring combatte, accanto all’uomo della sua vita, da sei anni, senza sosta. Prende a pugni la Sla: lo fa a casa sua, a Castagnara, lo fa in una camera di ospedale, lo fa al bar, in riva al mare. Lo fa in piazza, persino durante i concerti.
Lucia e Ferdinando Santucci vivono. Insieme e con un miriade di amici, quelli che venerdì mattina salgono le scale di casa loro e affiggono un mega striscione: una polmonite ha messo a dura prova Fernà, 58 anni, l’ha costretto in un letto di ospedale per 17 giorni. Ma lui, ancora una volta, vince e torna a casa: i suoi amici, chi lo ama e non lo abbandona mai, vuole gridargli che è felice di rivederlo, che lo ha aspettato, che c’è e ci sarà. Uno striscione di bentornato fa scendere le lacrime sul volto di Lucia, bagna il suo sorriso, le conferma che tanti è meglio di due.
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Lo riprendono, gli amici, il loro Fernà mentre i medici lo scendono dall’ambulanza, mentre “riconquista” il suo letto, le sue cose. Tornato alla sua vita. E Lucia si sente così forte da dire grazie: «Il mio pensiero va ai tanti amici che non ci lasciano mai, che sono venuti spesso a trovare mio marito, che ci hanno accolto con un mega striscione al rientro. Un grazie enorme lo riservo ai medici per la professionalità, l’amore immenso, le cure prestate, alla dottoressa Giulia Andreani, al dottor Marco Murale, alla caposala Antonella Nobile. A Francesco Cardillo, medico del 118 che - e Lucia si commuove - ha salvato la vita al mio Fernà».
Sposati da 15 anni, Lucia e Ferdinando nel 2009 scoprono che sulla loro strada c’è la Sla: «Fernà aveva un disturbo alla gola - Lucia non ha paura a tornare ai momenti della scoperta - ha fatto controlli e terapie, ma la voce non tornava. È stato allora che, dopo una serie di controlli e visite, è stata diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica, nella forma bulbare, una delle più gravi, avanza velocemente. L’insufficienza respiratoria ha costretto alla tracheotomia».
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In un letto, immobile, con gli occhi che dicono tutto: «Il suo sguardo è un potentissimo strumento di comunicazione. Esiste una tabella speciale che riporta segni e lettere, in base a quello che Fernà guarda, io capisco tutto».Lucia è circondata da persone, dagli amici del gruppo Facebook “Residenti di Massa Carrara”, dalle associazioni, però il suo uomo vuole «gestirlo da sola». E combatte perché le sia concesso: «Ho voluto una pedana nel condominio che mi permetta di entrare e uscire di casa senza troppa fatica, voglio che a mio marito sia riconosciuto il diritto alla normalità».
Così Fernà lo scorso anno “rompe il ghiaccio”: partecipa alla pedalata Telethon, va sul lungomare e lotta per la ricerca. Testimone. Da allora la sua è la vita di chi «esce, si gode il mare, le cene tra gli amici. Io e lui - racconta la moglie - andiamo anche al bar e ci prendiamo il caffè. Glielo faccio assaggiare con un cucchiaino. Grazie alla collaborazione di un’associazione, siamo stati persino ad un concerto a Pistoia. Vivere, deve e dobbiamo vivere».
E serve forza, quella forza che Fernà le regala ogni giorno. Lui, un “omone” così forte che alla segheria in cui lavorava lo chiamavano sempre «per spezzare le lastre più pesanti. A lui bastavano due colpi di mazza». Adesso che quella forza non ce l’ha nel corpo, la conserva dentro: «mi aiuta, mi ha insegnato e mi insegna che non posso arrendermi e non ho intenzione di farlo. Lo dico a tutti, la disabilità non va nascosta, va esibita, mostrata senza alcuna vergogna».
Uscire aiuta il corpo e la mente: «Se non fosse mai uscito, il mio Fernà questa terribile polmonite con una piccola ischemia al cuore non l’avrebbe vinta. Invece». Invece è tornato a casa.
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