Gioco
Badante nasconde ovuli di droga nella casa dell’anziana che assiste
La quarantenne dominicana è stata arrestata dai carabinieri di La Spezia nel corso dell’operazione Caribbean Gold.
Nell’abitazione dove lavorava sono stati trovati 210 grammi di cocaina suddivisi 20 in ovuli
LA SPEZIA. Usava l’abitazione dell’anziana che accudiva in qualità di badante, per occultare parte della cocaina che, suddivisa in ovuli, veniva trasportata nell’addome di corrieri provenienti dalla Repubblica Dominicana. Nuovi risvolti nell’operazione dei carabinieri denominata “Caribbean Gold” con la quale è stata sgominata una organizzata banda di trafficanti internazionali di droga che, dalla repubblica sudamericana, avevano avviato un consistente trasporto di cocaina e vari materiali da taglio, tra cui il pericoloso “levamisole”, usando i loro corpi come involucri e veicoli del traffico di ovuli. Otto gli arresti riguardanti le zone a confine tra Toscana e Liguria, nella fattispecie 6 nella città della Spezia e due a Carrara, inerenti ad altrettanti cittadini della Repubblica Dominicana, tra cui due donne. E proprio per una di queste, la 42enne Justina Rosario Sanchez, si è aperto un nuovo scenario malavitoso, dato che i carabinieri della Spezia, hanno scoperto droga nella casa dell’anziana che la sudamericana assisteva come badante. Per l’esattezza circa 210 grammi di cocaina suddivisi in 20 ovuli.
L'indagine "Caribbean Gold", è stata sviluppata a partire dal 2013 dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale della Spezia, nei confronti di cittadini dominicani dediti all'importazione di cocaina dal loro Paese d'origine. In particolare, sono stati individuati i promotori dell'organizzazione, cittadini dominicani residenti alla Spezia che, per il tramite di un "referente", un connazionale residente in patria, organizzavano le importazioni di cocaina dalla Repubblica Dominicana all'Italia. Gli stessi, provvedevano al reclutamento dei corrieri, anch'essi connazionali residenti in Italia, tra cui una minorenne arrestata in flagranza all'aeroporto di Malpensa nel maggio 2013, e all'organizzazione dei loro viaggi di andata e ritorno da e per l'Italia. La droga, con un alto indice di purezza, veniva trasportata in valige trolley e in alcuni casi ingerita sotto forma di ovuli, individuati mediante esami radiografici. Giunto in Italia, lo stupefacente veniva smerciato al dettaglio da una collaudata rete distributiva.
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