Sicurezza
Massa, ex colonie senza futuro E la Turimar è in vendita
Motta e Ugo Pisa ancora in degrado, l’ostello Turimar aprirà solo in forma ridotta La proprietà: i ritardi del Regolamento urbanistico bloccano tutti i progetti
Il maxi progetto da 40 milioni che avrebbe dovuto cambiare volto alle ex colonie Torino e Olivetti (e a un pezzo di Marina) è finito in un cassetto. Probabilmente non ne uscirà più, stracciato da una battaglia politica di lungo corso sul futuro urbanistico del litorale e dai tempi lunghissimi delle procedure urbanistiche. L’ostello Turimar, invece, resiste, anche se con difficoltà e intanto la proprietà cerca di venderlo. Sulla ex Ugo Pisa c’è un progetto – e adesso, pare anche soldi – per farne una sede dell’Alberghiero in cerca di spazi. Ma resta, per ora, un rudere fatiscente. Così come la colonia Ettore Motta che fu della Edison: in pieno degrado e semicoperta da rovi e sporcizia. Soltanto la colonia Fiat “vive” ed è attiva come centro vacanze low cost e spazio per convegni e manifestazioni. Alla vigilia della nuova stagione turistico-balneare, la situazione alla Partaccia è questa: la declamata valorizzazione di questo grande patrimonio immobiliare dalle potenzialità enormi, resta solo un sogno.
È la vicenda della Turimar quella che più fa clamore. Dopo lo stop al progetto targato Bogazzi e Red Graniti – i soci che attraverso l’Asi, sono proprietari della ex colonia – l’ostello è per così dire entrato in crisi e resta aperto in formato ridotto. Lo scorso anno la struttura funzionava soltanto nel grande monoblocco della ex colonia Torino (fronte mare), mentre era rimasto chiuso il complesso della ex Olivetti. I posti letto, che erano a pieno regime quasi 600, si erano così ridotti a 100-120. E anche quest’anno sarà così. «Forse ridurremo ancora i posti letto. Abbiamo deciso di tenere aperta l’attività soltanto per ragioni “conservative”, non per motivi economici. Se Turimar chiude, nel giro di pochi mesi, ci sarà una situazione di degrado tale da trasformarlo in un rudere. Insomma, lavoriamo al minimo e continuiamo a fare ospitalità per non dover ricorrere a costosi interventi di manutenzione straordinaria che l’edificio richiederebbe se abbandonato e non più utilizzato», dice Teresa Pardini, presidente di Turimar.
Quanto al maxi piano di Asi (leggi gruppo Bogazzi e Red Graniti-Conti) per trasformare le ex colonie Olivetti e Torino in un complesso alberghiero “di qualità” - con un 25% delle volumetrie riconvertite in edilizia privata, la Pardini conferma: «Quel progetto è ormai tramontato, sono cambiate le condizioni economico finanziarie. Ma l’Asi è comunque interessata a un progetto di riqualificazione, anche se di dimensioni più ridotte, per rilanciare la struttura che non è più funzionale alle richieste del turismo di oggi. E, certo, siamo interessati anche alla possibilità di sfruttare una parte delle volumetrie esistenti per investimenti di tipo immobiliare, cioè per vendere spazi a uso residenziale». Solo che le possibilità di intervento sono per ora impossibili. «Siamo bloccati, non abbiamo certezze su cosa si potrà fare in quest’area. E il motivo è l’assenza del Regolamento urbanistico che dica in dettaglio quali sono gli interventi consentiti e quali no», contesta Teresa Pardini. La quale aggiunge: «Logico che in questa situazione di incertezza sia anche difficile trovare acquirenti: chi compra se non sa cosa poter fare del bene che sta per acquistare?»
Turimar rischia insomma di rimanere vittima dei ritardi ormai esagerati del varo del Regolamento urbanistico. Attesa nella primavera, poi nell’estate del 2014, l’adozione di questa “legge“ urbanistica fondamentale per il futuro del territorio, è stato via via rimandata. L’intoppo maggiore, quello che ha allungato di più i tempi, è stata la questione della redazione delle carte del rischio idrogeologico del territorio. Un gran lavoro di tecnici e uffici che ora sembra, finalmente, in dirittura di arrivo. Tanto da consentire al sindaco Alessandro Volpi di posizionare di nuovo l’asticella del voto in consiglio sul Regolamento: «Bisogna chiudere la partita – dice consapevole delle lungaggini della procedura – per il bene della città. E credo che per giugno porteremo il Regolamento in adozione in consiglio comunale.
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