Il Tirreno

Zone e orari scoperti

di Melania Carnevali
Zone e orari scoperti

In bici dal Fescione ai Ronchi per poter prendere l’autobus

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MASSA CARRARA. Chiamiamolo il servizio che non c'è. Come l'isola di Peter Pan, che si immagina, si sogna, ma, appunto, non esiste. E' il trasporto pubblico sul territorio provinciale, che ieri festeggiava in piazza Aranci a Massa l'acquisto di nuovi modelli di autobus, alla presenza dei rappresentanti dei due Comuni di Massa e Carrara (vedi sopra). Una forzatura dire “che non c'è”? Sembrerebbe proprio di no ad ascoltare le storie di chi, l'autobus, lo prende, o cerca di prenderlo, tutti i giorni vivendo quotidianamente un'odissea personale: zone scoperte dal servizio, ritardi, corse saltate o anticipate. Un servizio pubblico che è più un disservizio.

«E ce lo fanno anche pagare», borbotta una signora alla fermata dell'autobus in via Europa, a Massa, dove il Tirreno ha cercato di parlare con gli utenti di Atn (adesso entrata in Ctt, Compagnia toscana trasporti) per capire se siano o meno soddisfatti del servizio. Una premessa: non tutti si sono lamentati. Ma tirando le somme delle varie opinioni si riesce a mettere insieme le principali carenze del trasporto pubblico locale. Anzitutto: la copertura. Molte zone della provincia sono scoperte dal servizio.

«Io abito a Fescione - racconta Ilaria Balloni – e l'autobus lì non arriva. Nemmeno vicino. Per questo non lo prendo mai, nonostante preferirei non usare l'auto. Oggi è stata un'eccezione perché ho la macchina dal meccanico e non c'era nessuno che mi potesse accompagnare a lavoro (lavora in un ufficio vicino al tribunale di Massa, ndr). Ho quindi dovuto prendere la bici, andare fino ai Ronchi e da lì prendere l'autobus». In tutta la zona Fescione-Poveromo-via Romana, a Massa, il trasporto pubblico non esiste. Come d'altronde in Partaccia: non c'è, nel pomeriggio, un autobus (linea 63) che colleghi direttamente i campeggi a Marina di Massa o a Marina di Carrara. Altro aspetto: la frequenza. Le corse sono pochissime. È vero che molte, in alcune fasce orarie pomeridiane, rimangono semi-vuote «ma è altrettanto vero – commenta Claudia Tarabella, studentessa che vive a Carrara – che i cittadini vanno incentivati a usare i mezzi pubblici. È il classico interrogativo se sia venuto prima l'uovo o la gallina. Io credo che prima venga il servizio e poi l'abitudine a usare il servizio. Io ogni volta- continua - per andare da Carrara a Massa e tornare indietro perdo una mattinata perché capita di arrivare due minuti in ritardo alla fermata e di dover aspettare altri quaranta minuti l'autobus successivo».

Se qualcuno poi ha intenzione di prendere l'autobus dopo le 20 se lo può anche scordare, perché di autobus non ne passano. Per alcune zone la situazione è ancora più drammatica. Prendiamo per esempio la linea 48 da Carrara a Torano: ha solo sette corse al giorno, di cui la prima per scendere, alle 8.21.

Decisamente tardi per il lavoro, a meno che il lavoratore non sia un free lance. L'ultimo, per tornare a casa, invece, è alle 17.10. E anche qui gli orari non combaciano certo con i turni di lavoro. E infine, problema dei problemi, che si spera venga risolto con gli ultimi acquisti: i mezzi sono vecchi, si guastano nel tragitto e causano ritardi.

«Mi è capitato tre volte di dover scendere in mezzo alla strada e aspettare che arrivasse un altro autobus», racconta una pensionata, Angela Angeloni. Gli utenti abituali sognano un servizio «vero». Certo, non è facile mantenere un servizio efficiente se in pochi ne usufruiscono (e pagano quindi il biglietto). Ma, forse, vale la pena provarci.

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