Proteste
Molestie, condannato ex sottufficiale
Un anno e due mesi per toccamenti. Lei, oggi maggiorenne, ha avuto il coraggio di denunciare
MASSA CARRARA. Dopo che il collegio ha letto la sentenza di condanna dell’uomo che l’aveva molestata quando aveva appena undici anni il pubblico ministero Alessandra Conforti è andata dalla vittima e le ha stretto la mano per ringraziarla. Se l’ex sottufficiale della Marina Gianluca Cavallini è stato riconosciuto colpevole il merito è stato di questa ragazza adesso poco più che ventenne. Quando ha testimoniato è stata credibile, più dei testi che sono sfilati in mesi e mesi di udienze. Ha detto di aver superato il trauma per quei toccamenti avvenuti in cameretta da un uomo che conosceva e di cui si fidava e ha detto di non cercare vendetta, soltanto di volere giustizia. E il sorriso con cui ha lasciato l’aula fa pensare che sia stata soddisfatta dell’epilogo.
Una vicenda che comunque neppure la sentenza di primo grado (collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati) chiarisce del tutto: il difensore di Cavallini, Mauro Manzi ha già detto che presenterà appello, anche se mancano ancora tre mesi prima del deposito delle motivazioni. Ma il legale ha detto che invece quello che ha detto la giovane e i testi dell’accusa non costituiscono prova, anzi. «Nessuno può dire con certezza quel che capitò quel giorno». Ma cosa è avvenuto? Cavallini ha messo le mani addosso alla piccola, palpandola. Lei lo ha scritto sul suo diario e lo ha detto a un’amica. E presto ne sono venuti a conoscenza la madre e anche il padre. Che hanno allontanato quell’uomo dalla loro vita. Lui non ha mai detto di essere innocente, si è chiuso in un silenzio assoluto e ha assorbito quelle accuse infamanti senza reagire. E il pm nella sua requisitoria lo ha sottolineato più volte.
Va detto che i fatti sono del 2004 e in un primo momento la vicenda era stata archiviata, poi una testimonianza in un processo che si è tenuto a La Spezia per una storia che nulla ha a che fare con quella che era oggetto del processo massese l’ha riportata a galla. E il sostituto procuratore è riuscita a ottenere la fiducia di quella giovane e l’ha fatta parlare. Sono state le parole della ragazza a convincere il collegio della colpevolezza di Cavallini, anche perché il resto era davvero opinabile. Ma la fermezza del racconto della vittima e i toni pacati che ha usato sono bastati. In primo grado, perché in appello garantisce Manzi sarà tutta un’altra storia.
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