Gioco
Controffensiva per sconfiggere il parassita distruttore dell’olivo
L’istituto Pacinotti di Bagnone ha ospitato il convegno tecnico sulla mosca «Bactrocera oleae» dopo quello del castagno la Lunigiana è alle prese con un nuovo insetto che divora i raccolti
BAGNONE. Non molti anni fa la Lunigiana venne scossa dalla piaga del cinipide del castagno, un parassita che distruggeva le piante, e contro cui verranno mosse campagne di contenimento e di sensibilizzazione per non perdere un valore economico aggiunto, ma anche culturale e tradizionale, costituito dalla castagna. Non pochi sono stati i danni per l’economia interna e nello specifico per quei produttori che hanno da sempre basato sulla regina delle valli della Lunigiana il proprio introito economico. Nel convegno svolto ieri mattina a Bagnone, presso l’istituto Pacinotti, si è parlato di un altro grave pericolo per il patrimonio agricolo della Lunigiana: l’olivo.
E’ sempre un parassita, la Bactrocera oleae o «Mosca dell’olivo», originaria dell’America Latina, a essere l’antagonista di coloro che portano avanti una tradizione secolare e che sta prendendo sempre più campo determinando un considerevole deficit nella produzione di olio. Nella relazione delle cause della diffusione di questo insetto e delle metodologie difensive nei suoi confronti si sono susseguiti esperti che hanno fatto un quadro chiaro della situazione attuale: Massimo Ricciolini del servizio Fitosanitario della Regione Toscana; Ruggero Petacchi dell’Istituto scienze della vita della Scuola Sant’Anna di Pisa e infine Marco Vieri del Dipartimento di gestione dei Sistemi agrari, alimentari e forestali dell’Università di Firenze. Il rischio è reale e in annate caratterizzate da temperature favorevoli allo sviluppo dell’insetto la sua diffusione può raggiungere percentuali tali da arrivare o alla completa distruzione del prodotto oppure a un elevato scadimento qualitativo (come già successo nel 2007 e nel 2014).
La Regione Toscana, come è stato spiegato ha sviluppato una serie di banche dati che, previa consultazione, possono generare indici agrometeorologici predittivi sull’intensità di attacco della «Mosca dell’olivo», grazie a queste previsioni si potrà programmare una difesa già nelle prime fasi di sviluppo dell’insetto fitofago. Aumentando la mole di dati all’interno di questi database si potranno costruire modelli predittivi sempre più aderenti alla realtà che consentiranno di tenere sotto controllo l’insetto e la sua proliferazione. Gli intereventi di difesa poi dovranno raccordarsi con i parametri qualitativi del prodotto finale, non incidendo in alcun modo sulle pèroprietà organolettiche dell’olio. Una vera e propria battaglia quella che si pone nei confronti di questo parassita che se non studiato con le dovute cautele porterebbe a una perdita sempre più consistente sia di patrimonio boschivo che imprenditoriale, con effetti degradanti anche sul contesto naturale. I valori ambientali vanno assolutamente garantiti per le più disparate ragioni, in primis per il lato promozionale e turistico, in seconda battuta per una tradizione enogastronomica che rappresenta il punto di forza di un territorio, quale quello Lunigianese, che non può contare su un settore secondario sviluppato.
Cristiano Borghini
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