La manifestazione
Truffa all’Inps, a processo in due
Gli imprenditori licenziavano i dipendenti e li riassumevano per avere gli sgravi
MASSA. Ci sono venticinque ex dipendenti che li accusano di truffa per averli fatti licenziare prima di trasferirli da una società all’altra, con due rappresentanti legali diversi ma di fatto gestite dalle due persone finite a processo per aver sottratto allo Stato ventottomila euro di contributi per gli sgravi fiscali di cui avevano goduto per aver assunto operai dalle liste di mobilità. Alla sbarra due imprenditori carrarini, Claudio Selleri e Gianni Bonati, impegnati fino al 2010 nella realizzazione di yacht di lusso in un capannone di viale Zaccagna.
Gli affari, hanno ricostruito gli stessi dipendenti, prima del gennaio di cinque anni fa andavano alla grande («avevo chiesto un aumento e me lo hanno concesso senza battere ciglio», ha detto una tuta blu che adesso punta il dito contro di loro perché oltre a non essere pagato per quattro mesi ha scoperto che gli hanno impedito di andare in mobilità fino alla pensione). E il portfolio dei clienti oltre a essere ampio non registrava alcuna lagnanza. Anzi, soltanto complimenti. Tanto che quei 25 dipendenti accettavano ogni cosa, perfino di licenziarsi da un momento all’altro per essere riassunti da un’altra ditta. Nello stesso posto di lavoro, con Bonati che impartiva gli ordini e Selleri che pagava gli stipendi e risolveva tutti i problemi amministrativi. «Non abbiamo mai visto - ha giurato una tuta blu - quelli che abbiamo scoperto in seguito essere i legali rappresentanti delle ditte».
Ma è stato l’ispettorato del lavoro a fare l’indagine, verificando le parole dei dipendenti. La prima ditta era la Bocchignola, l’altra la Impianti Impianti. Ed è stato l’ispettore Roberto Bartolini a spiegare al giudice Giovanni Sgambati e al pubblico ministero Rappelli quale era il meccanismo ideato dalla coppia di imprenditori: «Le assunzioni fatte dalle liste di mobilità consentivano una contribuzione minore rispetto a quella che in realtà dovevano versare». Ma non solo, visto che dopo un anno e due contratti a tempo determinato dovevano assumere a tempo indeterminato, facendo svanire una ditta e aprendone subito dopo un’altra.
La difesa contesta la ricostruzione fatta dall’ispettorato e dai dipendenti, la stessa linea usata davanti al giudice del lavoro impugnando il verbale in cui si dice che Bonati e Selleri erano di fatto i titolari della Bocchignola e di Impianti Impianti.
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