Il dolore
Da Carrara partono i lavorati per una mega moschea
Una maxi commessa per i paesi arabi realizzata a tempo record: un solo mese, il presidente della coop Clam: qui sappiamo realizzare cose uniche al mondo
CARRARA. Partono da Carrara i sette portali di una moschea per i paesi arabi. Una maxi commessa realizzata in tempo record: dal 28 febbraio al 31 marzo.
Fra chi ha collaborato a realizzare questo piccolo miracolo apuano c’è il presidente di una cooperativa, la coop Clam, Roberto Danesi.
A sessantasei anni c’è chi è già in pensione, o in procinto di mettersi a riposto. A 66 anni, trentacinque dei quali passati nella piana (in laboratorio per chi non mastica il gergo del marmo) Roberto Danesi e i soci - una ventina - della cooperativa Clam di Marina di Carrara hanno fatto un’impresa: in un mese hanno finito e imballato nel laboratorio di Marina di Carrara una maxi fornitura di prodotti lavorati per i sette portali di una moschea che sarà allestita nei paesi arabi.
Un grosso lavoro d’equipe perché ai lavori per la moschea hanno preso parte, per quel che riguarda il comparto di Carrara, altre due ditta, La Costa Paolo & c. (la stessa che si occupa dei restauri conservativi del Duomo di Milano, un’altra eccellenza della lavorazione del marmo all’ombra delle Apuane) e la cooperativa Marble più. Una grande commessa in un mese. E soprattutto una grande prova di forza per chi il marmo, in questo caos si tratta di quello estratto dalla cava Campanili, lo conosce fin nelle minime venature, nel verso, nei colori e lo plasma come fosse creta. Ma c’è anche un altro aspetto che rende questo piccolo miracolo apuano ancora più speciale. Perchè quel lavoro per la moschea, tutte quelle casse di marmo dei Campanili piegato nelle forme più difficili da realizzare, nel caso della cooperativa Clam, è il segno di una rinascita dopo un periodo molto buio quello dell’alluvione del 5 novembre scorso che ha colpito al cuore Marina di Carrara. «Non è stato facile rimettersi in piedi - spiega Danesi - Il 5 novembre scorso fummo invasi da un metro e venti, fino a un metro e quaranta di acqua, avevamo il fiume nel laboratorio. Abbiamo lavorato duro per giorni, nel fango, per tornare alla normalità». I soci della Clam ce l’hanno fatta, del resto, come dice Danesi: «Qui siamo una famiglia, c’è tanta gente, come me, che lavora insieme da venti o trent’anni».
E subito dopo è arrivata la commessa che ha portato ossigeno alla cooperativa.
«La cosa che più fa piacere è che la persona che ha contatto noi, e altri laboratori, aveva una richiesta specifica dal committente: le lavorazioni del marmo dovevano essere eseguite nella nostra zona». Un bel riconoscimento alla maestria e all’esperienza apuana, ma anche l’inizio di una corsa contro il tempo.
«La commessa, e su questo sono stati molto chiari - spiega Danesi - doveva essere consegnata in un mese». E a questo punto i soci della Clam hanno dato una grande prova della loro tempra: «Ci siamo organizzati bene, abbiamo sacrificato il sabato ma alla fine siamo riusciti a mantenere i tempi richiesti».
E così i “pezzi” di moschea sono stati imballati, pronti per essere spediti. «È stato un super lavoro, ma è davvero un peccato che sia già finito - dice Danesi - Ce ne vorrebbero altri come questo non solo per la nostra azienda, ma anche per chi, come noi lavora il marmo». Ed è proprio questo il punto che vuole sottolineare il presidente della Clam.
«Il marmo a Carrara c’è ed è il migliore - mette bene in chiaro Roberto Danesi - ma la maggior parte va via dal nostro territorio senza essere lavorato. Eppure qui il mestiere lo conosciamo bene, è qui che c’è la migliore lavorazione. E vedere che ci sono committenti, come l’ultimo dei paesi arabi, che chiedono espressamente i lavorati datti a Carrara, è un segnale da non sottovalutare per un settore, quello della lavorazione, che deve fare i conti quotidianamente con mille difficoltà».
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