La manifestazione
Carrara: venduto l'hotel Michelangelo
Lo ha acquistato l’imprenditore dell’alberghiero Luigi Martinenghi: i piani per il rilancio
CARRARA. Un po’ in sordina, anzi, decisamente sotto traccia, l’hotel Michelangelo è passato di mano e ora la nuova proprietà punta al rilancio.
Sarà inaugurata i primi di maggio la nuova versione – relax – della terrazza panoramica dell’hotel, ventotto camere, categoria quattro stelle, l’unico vero albergo del centro-città: attrezzature per il fitness – cyclette, tapis roulant – e spazio per massaggi, cromoterapia, tisane rilassanti.
Di più non si poteva fare: del resto è una terrazza (all’ultimo piano) non una Spa. Basterebbe questo investimento, secondo la direzione del Michelangelo, per mettere a tacere le voci di una chiusura imminente o quanto meno prossima dell’hotel, che da qualche mese ha, appunto, una nuova proprietà.
LA RIAPERTURA.
Era l’estate 2010 quando il Michelangelo riaprì dopo una mega ristrutturazione da due milioni di euro. Champagne e opere d’arte per brindare al nuovo corso dello storico albergo fu la cifra scelta dall’avvocato immobiliarista pistoiese Andrea Baldi, che con la sua Domus Aurea Toscana aveva rilevato l’albergo e messo in campo il favoloso restyling.
Appena un anno dopo, siamo nella primavera 2011, ha grande eco in città la notizia dell’arresto del patron dell’hotel: Baldi è coinvolto, insieme a personaggi toscani di spicco e ai vertici di Conad Tirreno, in un blitz anti-evasione fiscale della guardia di finanza.
Tanto rumore per nulla: il procedimento penale è ancora in corso, ma per quello tributario Baldi – assistito dal tributarista Giulio Andreani – è già stato assolto in primo e in secondo grado e l’Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare le spese legali; come dire che gli 007 del fisco avevano preso, secondo il giudice, un grande abbaglio. Ma questa è un’altra storia.
NUOVA PROPRIETÀ.
Arriviamo ad oggi. Da qualche mese l’hotel Michelangelo ha una nuova proprietà. Il passaggio di consegne è avvenuto con molta discrezione: insieme ad altri soci figurerebbe a quanto pare un esponente di primo piano dei settori dell’edilizia, dell’immobiliare e dell’alberghiero milanese: Luigi Martinenghi.
I nuovi proprietari si sono accollati i debiti e hanno fatto nuovi investimenti: ecco perché sembrano prive di fondamento le voci che indicherebbero l’hotel Michelangelo in chiusura.
VOCI SMENTITE.
«La calunnia è un venticello… – esordisce Francesco Colzi, direttore dell’hotel (ma anche vicepresidente dell’Associazione albergatori di Massa Carrara e Versilia) – O meglio, più che di calunnia parlerei di disinformazione. La nuova proprietà ha fatto anche degli investimenti: ad esempio, per l’area relax della terrazza panoramica che doveva essere inaugurata (nella nuova versione, ndr) il 1° aprile, se non avessimo subito danneggiamenti dalla tempesta di vento di marzo. Non mi risulta alcuna intenzione di chiudere e sono convinto di ciò che dico anche guardando al personale: sono stati riconfermati alcuni contratti e quando c’è intenzione di chiudere – sottolinea – si tende piuttosto a sfrondare».
IL BUSINESS.
«Stiamo un po’ faticando – confessa Colzi – ma vedo un barlume di speranza. Abbiamo avuto un buon ottobre, un buon novembre, un dicembre con un bell’evento».
Il direttore si riferisce al party privato organizzato dalla scultrice moscovita Aidan Salakhova – personaggio di primo piano della scena artistica contemporanea russa – che per San Silvestro ha invitato parenti e amici all’ultimo piano dell’albergo, quello dove c’è un bel salone e la terrazza panoramica; prima di comprare casa agli ex laboratori Beretta l’affascinante Aidan era ospite fissa al Michelangelo, che ora talvolta utilizza come “seconda residenza” per gli amici che arrivano da Mosca e da Portofino.
E come lei altri vip continuano a sceglierlo. «Investimenti portati a termine, squadra riconfermata, nuove (e patinate, ndr) brochure dell’hotel con cartina di Carrara inclusa – dice il direttore – mi sembrano tutti indicatori che vanno nella direzione opposta a quella della chiusura. Oggi il privato non butta soldi dalla finestra».
Che senso avrebbe acquistare un hotel – l’operazione per altro è stata fatta senza la costituzione di una nuova società – accollarsi i debiti (oggi difficilmente un albergo di provincia ha grossi margini di utile), spendere altri soldi per fare investimenti su di una struttura di per sé già nuova per poi chiuderla dopo pochi mesi? «Che dire? Almeno fino al 31 dicembre – conclude Colzi con un pizzico di ironia scaramantica – sono certo che siamo qua!».
Una buona notizia dunque, l’hotel Michelangelo riparte con nuovi investimenti. C’è ancora chi crede, per fortuna, nelle potenzialità di questo territorio.
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