Il Tirreno

Accademia, ecco i retroscena delle tre candidature

di Giovanna Mezzana
Accademia, ecco i retroscena delle tre candidature

Il presidente verrà scelto dal ministro Stefania Giannini ma il favorito è Anselmo Ricci. Il no a nomi nazionali

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CARRARA. I nomi sono tre ma c’è già il favorito. Parliamo dei tre candidati alla presidenza dell’Accademia, i cui nomi sono usciti qualche giorno fa dal consiglio accademico: Anselmo Ricci, presidente della cooperativa dei cavatori di Gioia; Nicola Ricci, gallerista; Anna Vittoria Laghi, storica dell’arte che ha insegnato una vita all’ateneo. Il cavallo di razza su cui i bookmaker scommettono è il primo: l’uomo delle cave, dell’industria lapidea.

Perché l’Accademia, diciamocelo senza troppi infingimenti, ha bisogno soprattutto di soldi – l’ha detto anche di recente il presidente uscente Simone Caffaz intervistato dal Tirreno – di partner generosi, di sponsorizzazioni.

E tolta la Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, un po’ di liquidità non può che venire dall’universo del marmo. Sia chiaro: i giochi in teoria sono aperti perché a questo punto a indicare chi dei tre prenderà il posto di Caffaz, è il ministro del Miur Stefania Giannini che sceglierà in autonomia.

L’iter. Il consiglio accademico, organo dell’ateneo – composto (stando al sito web dell’Accademia) da dieci docenti, due rappresentanti della Consulta degli studenti e presieduto dal direttore Lucilla Meloni – si è riunito il 30 marzo.

Ha prodotto la terna. A questo punto c’è solo qualche formalità da sbrigare e la direzione invierà i nomi al ministro che ha trenta giorni di tempo per compiere la sua scelta. Entro fine maggio dunque l’Accademia carrarese dovrebbe avere il suo nuovo presidente.

Il retroscena. I tre nomi sono usciti «dopo una bella scrematura» conferma Luciano Massari, docente di scultura, membro del consiglio accademico.

Significa che di papabili ce ne erano anche altri. Chi fa parte dei magnifici dieci ci tiene a sottolineare che di tutto si tratta fuorché di candidature calate dall’alto: prima di sedere al tavolo del consiglio accademico «abbiamo sondato anche i colleghi – dice Massari, intendendo i docenti che non fanno parte del consiglio accademico – personalmente ne ho sondati molti».

Ricci, Laghi e Ricci sarebbero nomi apprezzati anche fuori dalla cerchia di chi li ha scelti: anzi «super-apprezzati» chiosa Massari.

Che descrive i candidati così: «Nicola Ricci vola nel modo giusto; Anselmo Ricci è un uomo intelligente, estremamente sensibile ai bisogni della cittadinanza (Massari cita la generosa vicinanza all’Opa, ai progetti per gli ospedali in cui opera l’equipe cardiochirurgica di Bruno Murzi…, ndr) ed è abituato ai consigli di amministrazione; ma anche Anna Laghi, che è una stupenda storica dell’arte, ha competenze anche su questo versante per l’esperienza che si è fatta in Accademia».

Nelle parole di Massari c’è una risposta anche a chi in città sognava per l’ateneo cittadino l’arrivo di personaggi di primo piano, di forte attrattività anche mediatica alla Philippe D’Averio o alla Vittorio Sgarbi o alla Achille Bonito Oliva: «Sono stati scelti tre nomi strettamente legati a questo territorio – dice Massari – Inutile avere nomi altisonanti e poi vederli una volta all’anno». E così sia.

Tutti disponibili. I tre prescelti non sono stati nominati a bruciapelo.

Sono stati contattati prima e ciascuno si è detto pronto qualora il ministro Giannini lo scegliesse.

«Sono stati tutti e tre sentiti prima del consiglio accademico – spiega Massari – anche perché chi verrà nominato avrà di fronte tre anni impegnativi e a guadagno zero». Dal 1° gennaio 2015 e per effetto della Legge di Stabilità le presidenze delle Accademie non sono più infatti incarichi retribuiti; e, di conseguenza, assai meno attraenti di prima.

Il favorito. Che Anselmo Ricci sia il cavallo di razza della terna lo dicono in molti. Se nel tris ci fosse stato un politico con buone entrature romane – capace di far arrivare finanziamenti e quant’altro con una telefonata diretta alle stanze dei bottoni – forse sarebbe stato un testa-a-testa, ma così non è. È inutile che gli iscritti aumentino se in cassa non c’è un soldo.

L’esigenza prima dell’Accademia locale, come del resto quella di tanti altri atenei del Belpaese, è una necessità che ha poco a che vedere coi voli pindarici e con la Grande Arte. Servono soldi.

Il presidente uscente Caffaz ha ricordato di recente che Stato ed enti locali nel 2015 trasferiranno all’Accademia circa 100.000 euro, ovvero l’equivalente della bolletta per riscaldare aule e uffici; nel giro di sette anni i trasferimenti si sono ridotti ad un sesto di quanto arrivava nel 2008 (600.000 euro).

Servirebbe un guru del fund raising.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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