Il Tirreno

Assindustria

«Rischia di affondare il sistema»

Le contestazioni e la difesa delle aziende apuane del settore

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CARRARA. Assindustria, in una pagina di giornale, oggi sul Tirreno, spara a zero sulla legge 356 in materia di cave: è convinta che invece di un toccasana per la città, creerà altri problemi.

Assindustria parte con l’elogio del sistema lapideo apuano, che rappresenta il 50 per cento dell’export di marmo lavorato in Italia. Che dà lavoro agli addetti diretti e all’indotto. «Questo sistema rischia di affondare” - dice l’associazione provinciale - con la nuove legge regionale, che non darebbe certezze alle aziende.

La filiera: sì, ma Assindustria ha dubbi sul futuro. La possibilità di lavorare oltre i sette anni (dopodiché scattano le aste) nel caso che si lavori in loco il 50% del marmo estratto, è intaccata da un problema secondo l’associazione, cioè il rischio che le piccole aziende non riescano a realizzare impianti di trasformazione a valle per fare la filiera. Con conseguenze negative.

Nel mirino anche il sistema di gara per la concessione della coltivazione delle cave: «Si sbandiera il cambiamento epocale, ma si vuole solo cambiare le imprese». «Si cambia il certo con l’incerto».

Poi il capitolo sui beni estimati. Per l’associazione la legge reignale non dà certezze inconfutabili. E ribadisca quanto già sostenuto prima del varo della legge: cioè che la Regione non aveva le competenze per abolire i beni estimati.

Infine, la faccenda del gettito del marmo: per le casse comunali, sostiene Assindustria, le imprese erano disposte, con garanzie di continuità dell’attività, a corrispondere più di quanto ora il Comune incasserà.

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