Il dolore
Biomasse, la Renovo non molla
Il Tar ha dato ragione al Comune: presentato ricorso al Consiglio di Stato
PONTREMOLI. Pare davvero una vicenda infinita quella del potenziale impianto a biomasse che avrebbe dovuto sorgere nell’area industriale di Novoleto. Infatti la ditta Renovo Bionergy, la società mantovana che avrebbe dovuto realizzare e gestire l’impianto, ha annunciato di voler ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar Toscana di bocciare il ricorso presentato dalla stessa ditta contro il Comune di Pontremoli che aveva fatto decadere l’atto di vendita del terreno, in cui sarebbe dovuto sorgere l'impianto, per il ritardo nel pagamento dell'anticipo.
Ritardo di un solo giorno secondo i rappresentanti della Renovo di cinque secondo quanto sostenuto dal Comune ed ora anche ratificato dalla sentenza dal Collegio del tribunale Toscano. Si annuncia quindi una battaglia ancora aperta con la società che, si legge in un comunicato inviato dalla stessa ditta, «accoglie con sconcerto e rammarico l’esito avverso dei ricorsi depositati al TAR della Toscana contro la revoca dell’assegnazione dei terreni per la realizzazione della centrale alimentata a biomassa nella zona industriale P.I.P. di Pontremoli e contro l’annullamento della relativa autorizzazione unica». Nonostante la pronuncia di rigetto da parte del TAR della Toscana, che non solo ha respinto l’impugnazione per la revoca dell’assegnazione del terreno ma, ha negato all’Azienda la restituzione della somma versata a titolo di caparra (116 mila euro) al Comune di Pontremoli, Renovo Bioenergy ritiene «pienamente sussistenti, in fatto e in diritto, i vizi di legittimità degli atti amministrativi emanati a suo danno dalla Giunta pontremolese».
«D’altronde siamo fermamente convinti delle nostre ragioni - dichiara Stefano Arvati Presidente di Renovo - tutta la procedura è stata svolta secondo la legislazione vigente e di concerto con l’Amministrazione e quindi con la sua approvazione, siamo pertanto stupiti dell’evoluzione che ha preso la situazione e, pur prendendo atto della decisione del Tar, procederemo con il ricorso al Consiglio di Stato, assolutamente persuasi che la Giustizia ci darà ragione». Vicenda ancora aperta quindi, anche se la sensazione è che la ditta mantovana abbia rinunciato all’idea di realizzare l’impianto (oltrettuto con la contrarietà, adesso, di tutta la politica locale e della popolazione) ma che in qualche modo stia cercando di recuperare, in parte o in toto, i 116 mila euro di caparra per l’acquisto del terreno che il Tar ha deciso di lasciare al Comune. (r.s.)
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