Il Tirreno

Il carrarese Silvaggio vince la Biennale su Fb

Il carrarese Silvaggio vince la Biennale su Fb

Il dipinto dell’artista ha conquistato la giuria e ottenuto tanti “mi piace” Realismo magico per critici. E lui: «Non mi piacciono le etichette»

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CARRARA. Un velo bianco che copre un corpo che non c'è. È “L'anonima”, dipinto con il quale l'artista carrarese Richard Silvaggio ha vinto il primo premio della Biennale internazionale d'arte su Facebook nella categoria realismo magico.

L'esposizione è stata ideata e curata da Giorgio Grasso, noto critico d'arte, nonché allievo di Vittorio Sgarbi. Per partecipare bastava iscriversi al gruppo e inserire la fotografia dell'opera, valutata poi da una giuria di critici e dai like. Sono stati circa 18 mila i partecipanti. Le opere sono state suddivise in categorie e per il realismo magico ha vinto appunto Silvaggio, classe 1976, nato a Melbourne (Australia) e trasferitosi all'età di 12 anni a Sarzana; dal 2003 vive a Carrara dove ha frequentato l'Accademia di belle arti.

Ha partecipato alla Biennale con L'anonima (olio su tela 50 x 80); un nome che rappresenta un po', forse, anche la sua personalità: odia mettersi in mostra, pavoneggiarsi, partecipare alle sue stesse mostre e, soprattutto, parlare delle suo opere.

«Se un concetto necessita più di cinque secondi per essere descritto – dice – non è un dipinto ma un libro».

Ed effettivamente non servono parole per le sue opere: basta guardarle per sentire un legame profondo con il loro intimo messaggio (le opere sono visibili alla pagina Facebook Rich Art, ndr). L'anonima è il primo dipinto di una serie legata al concetto del nulla, dove veli coprono figure che non ci sono. Sappiamo che odia questa domanda, ma cosa rappresenta la sua opera?

«Beh (ride, ndr) è una figura coperta con un velo, dove si vede ciò che è coperto, ma non si vede ciò che dovrebbe essere visibile. Gioco con il nulla che ci circonda. C'è una frase mia che mi piace molto ed è “il buio illumina il nulla in cui noi moriamo”».

Si definisce nichilista? «Questo è decisamente un periodo nichilista. Noi siamo protagonisti di un effimero passaggio: nasciamo dal nulla, viviamo nel nulla e moriamo nel nulla. E l'opera diventa un oracolo silenzioso che crea un legame intimo con lo spettatore. Ma artisticamente che genere la rappresenta di più? Sono sempre stato artisticamente molto incoerente, anche se il genere da cui mi sente più rappresentato è il grottesco: ho disegnato cessi, mostri, fino ad arrivare al realismo pittorico. Dal 2008 lavoro con il contrasto degli opposti, come il bianco e il nero, fino ad annullare completamente la figura umana».

Le piace la definizione “realismo magico” che le hanno dato alla Biennale?.

«Mi cucio l'abito addosso. Non mi piacciono le etichette. Anche perché adesso si inventano di tutto per far passare arte qualcosa che in realtà arte non è, come schizzi o installazioni senza senso. C'è bisogno dei contadini: nessuno vuole più farlo, perché è faticoso e logorante, ma è necessario. La stessa cosa vale per l'arte, bisogna tornare alla tecnica, imparare a disegnare. Prima di correre, bisogna imparare a camminare». Che progetti ha adesso? «Ai vincitori hanno organizzato mostre collettive in giro per l'Italia e all'estero. Finalmente un'occasione di poter esporre senza dover pagare; le gallerie oggi sono degli affitta-mura».

Melania Carnevali

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