Sicurezza
Niente braccialetto, Pucci resta in carcere
Slittano di qualche giorno i domiciliari per il giovane condannato per il tentato omicidio del Baraonda
MASSA. Non ci sono braccialetti elettronici e quindi la detenzione domiciliare di Giacomo Pucci slitta di qualche giorno: da Massa è già partita una richiesta formale per ottenere il congegno nel giro di un paio di giorni. «Al massimo speriamo entro Pasqua», auspica l’avvocato Francesco Persiani che ha difeso il giovane in primo e secondo grado nel processo per tentato omicidio. Pucci è stato condannato, sia a Massa sia Genova, perché con le coltellate inferte a Giacomo Menchini, durante una rissa avvenuta fuori dall’ex discoteca Baraonda. A Genova la pena da otto anni e quattro mesi (stabilita a Massa) e passata a sei anni e sei mesi con la concessione delle attenuanti generiche.
Pucci ha passato quasi un anno e mezzo in carcere e il suo legale è da gennaio che tentava di farlo tornare a casa. Inutilmente. Davanti al tribunale del riesame, la difesa aveva presentato istanza di scarcerazione per motivi di salute più volte. Richieste rigettate per i precedenti dell'imputato: Pucci aveva già accoltellato un'altra persona. Il giovane è molto provato, ha perso una decina di chili da quando si trova in cella. La concessione delle attenuanti della corte di appello è stato il grimaldello per aprire le porte del carcere. In attesa del ricorso in cassazione.
I giudici dell'appello nonostante le attenuanti hanno preso per buone le conclusioni dei colleghi massesi, forti della perizia del medico legale Maurizio Ratti che in fase di istruttoria aveva classificato come mortali quelle coltellate, spiegando che soltanto la bravura del chirurgo aveva evitato il peggio. Come a maggio 2014, quando in primo grado Pucci era stato condannato a 8 anni e quattro mesi, con il rito abbreviato, dal gup Alessandro Trinci. Il medico legale nella sua ricostruzione consegnata al sostituto procuratore Rossella Soffio, titolare dell'inchiesta, era stato perentorio nello scrivere: «Bastava un ritardo di poche decine di minuti e ogni tentativo di salvarlo sarebbe stato inutile». Se i soccorsi non fossero stati così tempestivi, secondo Ratti, il ragazzo accoltellato al Baraonda sarebbe sicuramente morto dissanguato. Da qui la contestazione del reato di tentato omicidio anziché di lesioni gravi con eccesso di legittima difesa come ha chiesto anche ieri in aula Persiani.
Adesso Pucci ritorna a casa in attesa della sentenza di cassazione. Sarà controllato giorno e notte grazie al braccialetto elettronico. Ma finché il congegno non arriva deve restare nel carcere di Prato.
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