Gioco
Gli artigiani: «Ok la filiera ma non ci sono certezze»
L’analisi di Mirco Felici, presidente Confartigianato, sul piano paesaggistico e sulle modifiche alla legge sull’estrazione: «Ci serve una nuova politica»
MASSA CARRARA. Certo, il marmo è cave e anche industria, ma nel mezzo ci sono loro le ditte artigiane che costituiscono il tessuto connettivo della cosiddetta filiera. Quella che con il nuovo, contestato, difeso, e mai abbastanza dibattuto, piano paesaggistico regionale e - soprattutto - con le modifiche alla legge regionale 78 sull’estrazione è il punto focale della riforma voluta da Enrico Rossi. Il punto di equilibrio, quello che in nome del lavoro rende se non digeribile almeno tollerabile la coltivazione intensiva delle montagne.
Certo siamo di fronte ad un passaggio molto delicato. Mirco Felici, presidente nazionale Confartigianato Lapideo ne è consapevole.
«Ordinare una materia che per troppo tempo è stata normata in maniera poco organica è senz'altro un'opera meritoria. Una Istituzione moderna non può non dotarsi di Leggi che guardano al futuro, eliminando le incongruenze e cercando di semplificare le procedure cui chi opera nell'ambito imprenditoriale è sottoposto. In questo senso quindi la ratio legislativa è indubbiamente apprezzabile, e sono certo che anche gli imprenditori del lapideo ne siano consapevoli. Chi fa impresa investe ingenti capitali in attrezzature, sicurezza e personale, e quello di cui ha bisogno è il sapere di poter operare in un clima di regole chiare e certe che gli permettano di potersi auto-sostenere ed ammortizzare i capitali investiti in un orizzonte temporale congruo»
E fin qui tutto bene, dove le perplessità allora Felici?
«La perplessità che però sorge, da una prima lettura di quanto partorito dalla Regione, è che di certezze invece ce ne sono poche. Se positivo è infatti l'orientamento dato all'incoraggiamento dello sviluppo di una filiera più consistente, e noi artigiani non possiamo che esserne contenti, credo che siamo lungi dal raggiungimento di questo obiettivo tramite la clausola del generico 50% di lavorato in loco. Se infatti non si specifica che cosa si intende per "lavorato" si ingenera una incertezza interpretativa che non solo non porta lavoro di filiera in aggiunta, ma introduce un disequilibrio nei bilanci e nella progettualità di investimento delle Aziende che bene o male vedono vincolata la loro produttività ad un fattore troppo limitante. Si introduce un fattore di instabilità che oltre a produrre lunghe cause legali, che non si fermeranno al Tar regionale, rischieranno di inquinare il rapporto con la città che invece dovrebbe essere rinsaldato, e questo è fonte di grande preoccupazione».
Felici lei vede dei limiti fosrse anche perchè la politica in questi anni non ha dato grandi segni di vita, in questo campo...
«A mio parere è mancata una pianificazione delle politiche distrettuali che coinvolgessero sotto un'unica regia tanto la parte estrattiva quanto quella della filiera e dei lavorati, della promozione dei materiali estratti quanto dei manufatti artistici e di design che sono l'immagine del nostro comprensorio nel mondo, della formazione scolastica e di posa, fino alla creazione di un marchio di origine e alla sua promozione nel mondo grazie anche al ruolo che avrebbe potuto svolgere in questo senso la Internazionale Marmi e Macchine. Comprendo bene che in molti mercati si cerchi la materia grezza perché là vi sono le possibilità di trasformarla a basso costo, ma è nostro dovere cercare di valorizzare e rilanciare il nostro patrimonio di cultura lavorativa e progettuale, oltre alla conoscenza del materiale stesso che in tutto il mondo ci riconoscono».
Ed ecco una proposta forte. Dice Felici: «Propongo il rilancio di un organo terzo composto da tutte le categorie (politica compresa, ovviamente) che sappia trattare questi argomenti in modo pratico e svelto, per poter costruire politiche promozionali che coinvolgano tutte le realtà imprenditoriali del territorio, ed in cui tutte le Associazioni datoriali e dei lavoratori possano riconoscersi. Che sia il Distretto Lapideo o qualcos'altro, deve essere un organismo diverso da quelli del passato, più operativo, e che possa rafforzare il senso di appartenenza di tutte le Aziende ad una filiera troppo importante per le nostre Provincie. Sono convinto che se quanto detto si fosse concretizzato già in passato, e avessimo già potuto produrre risultati concreti in questa direzione, oggi non ci troveremmo a discutere con una Regione che con questa Legge avrà sottratto potestà decisionale al nostro Comune e alle nostre Aziende. In questa direzione gli artigiani sostengono l'industria del monte, auspicando sinergie che permettano di gestire assieme il nostro marmo, valorizzandolo come solo chi lo lavora da sempre sa fare molto bene».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
