Il Tirreno

Aiuto, il disabile non può viaggiare in bus

Una mattinata con il consigliere Paci tra pedane rotte e fermate “incastrate” tra gli alberi. E i posti riservati sono occupati

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MASSA. Pedane assenti o rotte, fermate non idonee, barriere architettoniche di ogni tipo. Sono solo alcuni degli ostacoli che incontra un disabile per prendere un autobus e spostarsi nel territorio comunale. E non è un caso che di carrozzelle sui mezzi pubblici se ne vedano poche e che gli autisti si trovino spaesati nel vedere un disabile alla fermata.

È quanto Il Tirreno ha potuto constatare “concedendosi” un viaggio in autobus con il consigliere comunale Cinque Stelle, Matteo Paci, costretto su una sedia a rotelle. Partenza da Massa, destinazione Marina: siamo riusciti ad andare e tornare. E non era così scontato. Ma le buone notizie finiscono qua. Quello che abbiamo tristemente verificato infatti è che trasporto pubblico e disabilità, nel nostro comune, faticano a convivere. Non tutti i mezzi hanno la pedana (non ce l’hanno ad esempio quelli extraurbani o quelli diretti nei paesi della montagna) e anche quando la pedana c’è, spesso non funziona.

Altro capitolo: le fermate.Nella maggior parte dei casi, non sono idonee e non permettono ai disabili di salire sul mezzo in sicurezza. Il nostro viaggio è partito da viale Europa, capolinea degli autobus, alle ore 10.30. L’autobus 60 diretto a Marina arriva con qualche minuto di ritardo. Siamo fortunati: il mezzo è uno degli ultimi acquisti di Atn e la pedana c’è. Ed è manuale. Nessun inceppamento, quindi: l’autista scende, apre la pedana, quindi aiutiamo il consigliere a salire, la pedana viene richiusa e via, si riparte.

«Quella manuale - spiega Paci - da un certo punto di vista è la pedana migliore: quelle meccaniche hanno bisogno di una continua manutenzione altrimenti si inceppano. Per questo non ne funziona una. Quella manuale invece non corre questo il rischio, ma ha un lato negativo: richiede molto tempo. Se l’autista ad ogni fermata dovesse scendere per aprire la pedana, beh l’autobus accumulerebbe un sostanzioso ritardo».

Siamo lungo via san Leonardo e pensiamo le cose stiano andando meglio del previsto, forse - ci imputiamo - siamo partiti prevenuti e il trasporto pubblico non è poi così male. Illusione di pochi minuti: decidiamo infatti di scendere davanti al pontile, la fermata è collocata esattamente tra due posti auto. L’autista non ha quindi lo spazio per potersi accostare al marciapiede e il disabile, scendendo dalla pedana, si trova incastrato tra le auto. Ed è solo il primo ostacolo. Aiutiamo il consigliere a salire sul marciapiede e aspettiamo un altro autobus. Ne arriva uno diretto ai Ronchi. «Proviamo a prenderlo», invita Paci. Chiediamo all’autista di aprirci la pedana ed ecco che arriva la seconda brutta notizia: è rotta. L’autobus quindi riparte, senza di noi. Nell’attesa decidiamo di fare un giro nel centro di Marina per aprire gli occhi e capire quante barriere architettoniche siano ancora presenti (vedi articolo a lato, ndr). Poi torniamo alla fermata e aspettiamo mezz’ora prima di vedere arrivare il fatidico bus: stesso mezzo dell’andata, stesso autista. Come prima, la pedana non arriva al marciapiede e appoggia a terra. La pendenza quindi è decisamente maggiore e la fatica pure. Come se non bastasse, il posto per i disabili è occupato da un passeggino e un borsone. E solo dopo cinque minuti abbondanti riusciamo a sistemarci e a far ripartire l’autobus. Tornando verso Massa, questa volta passando dal viale Roma, non possiamo far altro che notare, con occhi nuovi, che le fermate idonee sono una rarità. Sono quasi tutte in mezzo alla strada, incastrate tra le auto, tra gli alberi. E realizziamo quanto sia duro e frustrante spostarsi in città per un disabile: «Quello che chiedo all’amministrazione - commenta Paci a fine mattinata - è un censimento dei mezzi e delle fermate per mappare l’accessibilità. Inoltre vorrei capire che fine ha fatto il progetto della Provincia per la realizzazione di quattro nuove fermate».

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di Redazione web