La manifestazione
Massa, rissa tra vicini di casa per la musica troppo alta: sette finiscono a processo
Dopo l’amicizia, i rapporti tra le due famiglie si guastano e arrivano i problemi Il pretesto per la violenta litigata è il volume troppo alto dello stereo
MASSA. Verrebbe da pensare a Montecchi e Capuleti, le due famiglie protagoniste del dramma shakespiriano “Romeo e Giulietta, se non fosse che in questo caso l’amore a fare da cornice proprio non c’è.
C’è invece un meno letterario dissapore tra vicini di casa e rapporti diventati sempre più tesi, così tesi da sfociare nella rissa: una giornata di urla, grida, rabbia e - stando alla ricostruzione del pubblico ministero - botte. Per quella giornata “calda”, ieri mattina Antonia Aracri, giudice dell’udienza preliminare, ha disposto il rinvio a giudizio per sette persone. Sono chiamati a difendersi a processo, davanti al giudice monocratico, Matteo Orlandi, Claudia Matteucci, Nicola Antonioli, Francesco Fruzzetti, Emanuele Fruzzetti, Emiliano Ceccarelli e Chantal Rosette Robeus. Sette persone, dicevamo, appartenenti a due nuclei famigliari.
Le due famiglie - per ricostruire la vicenda al centro del procedimento - vivono a Turano e per un periodo si frequentano, legate da una relazione di amicizia e di reciproco rispetto, ma qualcosa rompe l’idillio e arrivano i problemi: i rapporti si fanno tesissimi, come spesso accade tra vicini di casa. Tanto che basta poco per far montare la rabbia e scatenare il patatrac. E quel qualcosa, nel giugno del 2014, è uno stereo: il volume, nell’abitazione di una delle due famiglie, è troppo alto. I vicini ne sono disturbati: alzano il telefono e chiedono l’intervento della polizia.
La pattuglia - così pare in un primo momento - riesce a metter pace: radio spenta e animi tranquilli. Soltanto un’impressione, però, perché appena i poliziotti girano l’angolo, cominciano le offese, le urla, i toni forti. Da lì - sono le 13 circa - è un’ escalation, fino alle 17: è a quell’ora - stando alla ricostruzione del pubblico ministero - che la situazione degenera fino alla rissa. In un pomeriggio, la polizia arriva tre volte, quattro pattuglie tentano di calmare gli animi. Qualcuno chiama in aiuto, i genitori e altri parenti.
Nel marasma, c’è chi si fa parecchio male: costole doloranti - almeno così risulta dai referti - mani rotte. Lesioni importanti. Scattano le denunce, quindi segue un’inchiesta della Procura, fino alla conclusione indagini e alla richiesta del pubblico ministero di mandare tutti e sette gli indagati a processo.
Ieri mattina la decisione del giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri: le sette persone dovranno difendersi davanti al giudice, dall’accusa di rissa. In aula le parti avranno l’opportunità di delineare le tesi difensive, di spiegare la loro versione dei fatti e contestare la ricostruzione fornita dal pm.
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