Il Tirreno

Is, il contatto apuano

Perquisita l’abitazione di un tunisino. Dubbi sui suoi viaggi a Massa

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MASSA CARRARA. Quel manualetto lo ha letto tante volte, lo ha salvato in un file che ha messo sul desktop del suo notebook e lo ha pure stampato. Per leggerlo e per distribuirlo. Un manualetto di 64 pagine dal titolo Lo Stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare che la polizia ha trovato nella sua abitazione durante la perquisizione ordinata dalla procura di Brescia. Lui, un giovane tunisino domiciliato in Lunigiana ma tutti i giorni a Massa per motivi che gli inquirenti devono ancora accertare, quando ha visto quelli della Digos toccare le sue cose ha provato a protestare, ma poi si è chiuso in un silenzio che non è stato possibile rompere. Non collabora e neppure si discolpa.

Tocca anche la nostra provincia l’operazione Balkan connection, che ha portato all’arresto di tre persone e all’applicazione (prima volta in Italia) di una sorveglianza speciale a un ventenne di Como. A capo di una cellula di estremisti islamici che operava tra Piemonte, Lombardia e Toscana e i Balcani. Gli inquirenti stavano addosso agli aspiranti terroristi da diversi mesi e sono intervenuti quando i discorsi tra i capi e gli adepti si stavano facendo pericolosi per la sicurezza nazionale. Avevano già vagheggiato di possibili attentati.

I provvedimenti di custodia cautelare sono stati emessi dal gip di Brescia nei confronti di due cittadini albanesi, zio e nipote: il primo, Alban Haki Elezi, 38 anni, è residente in Albania; mentre il secondo, Elvis Elezi, 22 anni, vive in provincia di Torino. Così come il terzo arrestato, che è un ventenne cittadino italiano di origine marocchina. Il suo nome è Anas El Abboubi. L'accusa ipotizzata nei confronti dei due albanesi è di reclutamento con finalità di terrorismo, invece nei confronti di El Abboubi il reato contestato è apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall'uso di Internet.

Ed è proprio con El Abboubi, a cui viene contestato il reato di addestramento con finalità di terrorismo, che il tunisino che risiede nella nostra provincia aveva i contatti più assidui. Si è interessato all’idea di diventare un combattente, ma la sua adesione alla causa islamica non era ancora totale. Anche perché il suo maestro, arrestato nel 2013 e poi scarcerato dal riesame, da qualche tempo si trovava a combattere in Siria. L’addestratore di terroristi un anno e mezzo fa è andato anche in Albania per raccogliere istruzioni e per riunirsi a gruppi jihadisti con il nome di battaglia di Abu Rawaha l'italiano. Perché parla benissimo la nostra lingua, al punto di aver scritto il manualetto in italiano. Per la procura di Brescia e la Digos cercava gente sveglia in grado di dargli una mano a convincere più persone possibili a imbracciare il mitra nel nome di Maometto. E aveva trovato terreno fertile nel giovane magrebino che si spostava tra Massa e la Lunigiana senza alcun problema. Spostamenti che adesso sono sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti: per quale motivo andava sempre a Massa, visto che un lavoro vero e proprio non risulta lo abbia? Stava reclutando connazionali? Uno scenario inquietante che coinvolge il territorio apuano. E che sarà oggetto di approfondimenti da parte della procura bresciana.

Al momento comunque al tunisino non è stata in alcun modo limitata la libertà: gli agenti della Digos gli hanno sequestrato due scatoloni di roba, tanti documenti cartacei ma pure un paio di hard disk, alcune penne usb e uno smartphone. Ma è nel profilo Facebook del ragazzo, con cui chattava col suo maestro El Abboubi, che gli inquirenti credono di trovare le prove di un suo coinvolgimento a 360 gradi nell’organizzazione che aveva radici in Albania. Non è escluso che abbia dato anche ospitalità al marocchino che ha scritto il manuale diventato una vera e propria ossessione per lui.

Un’ossessione ma non fino al punto di decidere di raggiungere la Siria per combattere a fianco di Anas. Non ha abbracciato il Califfato, insomma. Ed è questo che per ora gli ha evitato la sorveglianza speciale, la custodia cautelare applicata invece all’italotunisino residente a Como che quando intratteneva i primi rapporti con El Abboubi era minorenne.

Ma su Internet si è spinto oltre al semplice interesse, ha chiesto come poteva essere utile al Califfato. Non per combattere, almeno in questa prima fase, ma per convincere altre persone a farlo. Come l’amico e maestro Anas era attivissimo nella rete, ma non solo secondo il pubblico ministero Tommaso Buonanno. Sono quei suoi continui spostamenti a far pensare a un ruolo più attivo nella cellula smantellata ieri mattina dagli inquirenti.

Qualcosa di più però si potrà comprendere nei prossimi giorni, quando gli esperti inizieranno a repertare la roba contenuta nei due scatoloni sequestrati nell’appartamento lunigianese (il giovane non ci abita da solo, ma gli altri sono estranei alla vicenda). Sono soprattutto l’hard disk e le pen drive a suscitare le aspettative maggiori. Ma pure quelle 64 pagine intitolate “Lo stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare” non sono da sottovalutare. Il libro assemblato dal giovane italiano di origine marocchina, arrestato nell'operazione antiterrorismo della polizia, è ricco di foto e di grafici e ripropone tutti i temi della propaganda jihadista: reso noto un mese fa dal sito WIkilao, il testo contiene cronache della vita nei territori conquistati e amministrati dall'Isis, nei quali, si afferma, «grazie all'applicazione della sharia e delle punizioni regolate dal libro di Allah si è instaurata una reale sicurezza».

Il compito del tunisino residente in Lunigiana poteva essere proprio quello di distribuire la bibbia del terrorista a chi non aveva la possibilità di mettersi davanti a un computer. E così si spiegherebbero i suoi spostamenti. O almeno questa è l’ipotesi investigativa.

Danilo D’Anna

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