Italia
«I corrotti? Fucilateli in piazza»
Provocatorio show di Barani in Parlamento con tre emendamenti alla legge
LUNIGIANA. Come si combatte la corruzione in Italia? Con le fucilazioni di piazza, l'esposizione al pubblico ludibrio e la pena di morte. A dirlo è l'ex sindaco di Aulla e senatore Lucio Barani, del gruppo Grandi Autonomie e Libertà (Gal) che ha presentato tre emendamenti al disegno di legge anti-corruzione in discussione a Palazzo Madama (e che verrà votato il primo aprile).
In particolare, per il senatore con il garofano nel taschino, per chiunque compia «taluno dei reati di cui al precedente articolo 1 (quello che apporta modifiche alla disciplina sanzionatoria in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, ndr) è punito con la fucilazione da svolgersi pubblicamente nella piazza principale della città ove ha sede il tribunale competente per territorio”. Purché questo – chiarisce Barani – «non comporti la morte del reo».
Inoltre il reo, secondo l'ex sindaco di Aulla, «è tenuto a chiedere pubbliche scuse – si legge nel secondo emendamento - nella piazza principale della città ove ha sede il Tribunale competente per territorio. Vista l’elevata pericolosità sociale di tali reati – chiarisce - l’esposizione al pubblico ludibrio non può avere durata inferiore a numero 18 ore, a prescindere dalle condizioni atmosferiche. Ma la ciliegina sulla torta è sicuramente il terzo emendamento dove il senatore craxiano scrive che «in deroga all’articolo 27, comma 4, della Costituzione (secondo cui “non è ammessa la pena di morte”, ndr) chiunque compia taluno dei reati di cui al precedente articolo 1 è punito con la pena di morte».
E pensare che lui stesso è stato rinviato a giudizio per peculato e truffa dal Gup del tribunale di Massa Antonia Aracri per la vicenda dei doppi rimborsi di cui avrebbe usufruito fra il 2004 e il 2009, quanto era sindaco di Villafranca Lunigiana e parlamentare a Roma.
A rendere nota la notizia è ilfattoquotidiano.it a cui il senatore dichiara che «si tratta di una provocazione. Sono un medico, la giustizia è malata e il mio compito è guarirla. L’allungamento dei termini di prescrizione è sbagliato, i processi devono essere veloci e se un magistrato non riesce a farli va sanzionato. Altrimenti meglio i tribunali speciali».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google