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il processo

Scandalo cremazioni, Fialdini nell'associazione a delinquere

Una udienza del processo di primo grado
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Una udienza del processo di primo grado

La corte di Appello di Genova, dopo una lunga seduta in camera di consiglio, ha pronunciato il verdetto: l'ex funzionario del Comune condannato a due anni e tre mesi. Per i giudici era il compagno di merende di Alibani

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GENOVA. Associazione a delinquere e abuso di ufficio (dal 24 aprile del 2007 in poi, i mesi prima invece sono stati prescritti). La corte di appello di Genova ha condannato l’ex funzionario dei servizi cimiteriali del Comune di Massa, Renzo Fialdini, a due anni e tre mesi. In primo grado il dipendente pubblico aveva preso otto mesi per falso (reato confermato anche a Genova). Ha vinto la linea dell’accusa su questo punto: il sostituto procuratore Federico Manotti ha convinto il collegio presieduto dal giudice Annaleila Della Prieta che il controllore (Fialdini) e il controllato (Renato Alibani, titolare di Euroservizi) erano “compagni di merende”. Non un colpo di scena, perché era stato messo in conto che il processo d’appello sullo scandalo cremazioni potesse finire in questo modo, ma comunque la sorpresa è stata tanta. Soprattutto per le parti civili che adesso vedono più semplice intentare una maxi causa civile al Comune. E’ stato assolto, invece, in secondo grado come in primo, l’ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta: non ha concorso all’associazione a delinquere, neppure appoggiandola esternamente. Confermate più o meno tutte le altre condanne rispetto a quanto già espresso dal tribunale di Massa nel dicembre del 2013, ma le pene sono leggermente più basse perché alcuni reati si sono prescritti. Ecco che quindi a Renato Alibani sono stati inflitti sei anni e due mesi, mentre per i suoi operai tre anni ad Alessandro Dazzi e Piero Dell’Amico, tre anni e sette mesi a Marco Grassi, quattro anni e due mesi per Maurizio Guerra e due anni e sei mesi per Luca Pelletti. Confermata la condanna di un anno e sei mesi per l’imprenditore Enrico Palladini. A contribuire ad abbassare la pena è stata la prescrizione del reato di dispersione delle ceneri, di truffa ai danni del Comune e la contestazione di alcuni casi limitati di peculato per Grassi e Guerra. Fialdini come pena accessoria è stato interdetto dai pubblici uffici fino a quando non avrà scontato la pena e soprattutto a pagare le spese di giudizio sostenute dal Comune di Massa; mentre Alibani, Carmagnola, Dazzi, Dell’Amico, Grassi, Guerra e Pelletti liquideranno quanto speso in questo grado di giudizio dalle parti civili.

Ci sono volute otto ore per sentire pronunciare le prime parole del dispositivo. Ieri mattina l'udienza si è aperta e subito chiusa, visto che il pubblico ministero Federico Manotti ha rinunciato alla possibilità di replicare alle arringhe delle difese. Se il pm avesse preso la parola pure i legali avrebbero parlato nuovamente. Il presidente del collegio ha annunciato che i giudici si sarebbero chiusi in camera di consiglio quando non erano ancora le dieci, dando appuntamento alle parti alle 16 per la lettura della sentenza. Che è stata letta pochi minuti prima delle 18 nell'aula della corte d'appello della prima sezione penale e non più in quella magna. Più piccola e quindi piena di parenti e amici di Fialdini che hanno atteso con ansia insieme a lui per una festa che alla fine non c’è stata.

Sono state tre udienze difficili, ricche di colpi di scena, queste dell’appello. Il primo e l'ultimo portano la firma dell'avvocato Dino Del Giudice, difensore di Palladini,l'impresario di pompe funebri condannato in primo grado e in appello a un anno e sei mesi per truffa e corruzione. Del Giudice il 13 marzo aveva chiesto il rinvio del processo per un errore di notifica al suo assistito, ma la sua eccezione era stata respinta dal collegio; ieri invece ha presentato una memoria per chiedere il conteggio esatto del tempo passato dal momento in cui si sono consumati i fatti contestati a ieri. Secondo l'avvocato si erano prescritti un paio di giorni fa, secondo il collegio no. Sarà materia di cassazione.

Ma inutile dire che tutta l'attesa ruotava attorno alla posizione di Fialdini, tanto che alcuni amici hanno voluto stargli vicino al momento della lettura della sentenza. L'ex funzionario comunale è stato l'unico degli imputati (ieri in aula c'era anche l'operaio di Euroservizi Grassi) a essere presente a tutte le udienze, in primo grado e in appello. Seduto accanto all'avvocato Adriano Martini non ha mai interrotto né i giudici né il pm che raccontava quali erano le malefatte che secondo lui aveva commesso. Descrivendolo come il perno dell'associazione a delinquere che ha permesso ad Alibani e a Euroservizi di arricchirsi facendo scempio dei resti di centinaia di defunti e del dolore dei loro cari. Manotti ha sottolineato più volte la definizione che lo stesso Fialdini aveva dato per descrivere il suo rapporto con Alibani: “Eravamo compagni di merende”. Il pm proprio partendo da queste merende – che poi erano cene che si tenevano in casa del titolare di Euroservizi – ha costruito la sua requisitoria per convincere la corte di appello ad andare oltre quello stabilito dal tribunale di Massa: gli abusi e i falsi il funzionario comunale li ha commessi per dare una mano all'amico. In primo grado però questa tesi non era passata, perché il presidente Paolo Puzone e gli altri due giudici avevano condannato il dipendente pubblico a otto mesi per quei documenti in cui attestava che la società Euroservizi aveva ben lavorato per il Comune e che aveva le carte in regola per partecipare a una gara di appalto. Per Massa l'errore di un impiegato distratto, da punire ma non da inserire nella banda che ha fatto oltraggiato cadaveri e resti mortali, perfino quelli di una bimba di appena sette anni. Genova ha ribaltato tutto: c’era anche lui nell’associazione.

Non è finita qui perché le difese ricorreranno in cassazione, ma la prescrizione per l’associazione ci sarà a fine 2018, per quel tempo la sentenza sarà già definitiva. Per questo Manotti se ne è andato via sorridendo. L’operazione Amen, che ha seguito dall’inizio, l’ha portata a termine.
 

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