Il dolore
Crac Volpi: al setaccio 3 computer sequestrati
L’immobiliarista e tre professionisti sono a processo per bancarotta fraudolenta Il super perito del pubblico ministero ha “fotografato” tutti i file cancellati
CARRARA. Processo Volpi: parlano i consulenti. Nell’udienza per concorso in bancarotta fraudolenta che vede sul banco degli imputati l’immobiliarista Giuseppe Volpi, i professionisti Bruno Tavarelli, avvocato, e Stefano Della Santina, commercialista (entrambi coinvolti sulla base di alcune registrazioni audio effettuate dallo stesso Volpi) e il consulente italo svizzero Rudy Cereghetti, la parola al luogotenente delle Fiamme Gialle e all’analista informatico che, per la Procura, si è occupato dell’esame degli hard disk dei tre computer posti sotto sequestro.
Il rappresentante della Finanza, davanti al giudice Fabrizio Garofalo, ha riferito di alcune telefonate intercettate fra Raffaele Ceci, amministratore di una della società milanesi legate al gruppo Volpi, e lo stesso Volpi: conversazioni in cui sarebbe emersa la richiesta di poter portare altrove la documentazione fiscale relativa alle società stesse.
Alla domanda diretta degli avvocati della difesa, sul come si è arrivati a ricostruire - da parte della Finanza - che dietro le “società schermo” ci fosse l’immobiliarista carrarese, il luogotenente delle Fiamme Gialle ha parlato del ruolo chiave della perquisizione da cui sarebbero emersi mandati fiduciari a firma dello stesso Volpi.
Sul banco dei testimoni è stato poi ascoltato il consulente del pm Giuseppe Bottiglioni, esperto analista informatico. È stato il consulente che ha analizzato i supporti informatici posti sotto sequestro sei anni fa e “fotografato” i dischi dei tre computer, recuperando anche i file cancellati.
Il pm ha quindi chiesto la trascrizione delle conversazioni audio rinvenute all’interno dei pc sequestrati.
L’udienza è stata rinviata al prossimo 6 maggio.
La vicenda prende le mosse dal fallimento di un impero immobiliare milionario.
A Volpi venne addebitata la costituzione di un tourbillon di società, da Massa-Carrara a Milano, da Milano a Panama, Stati Uniti, Lussemburgo, un giro del mondo che, secondo gli investigatori, avrebbe avuto solo l'obiettivo di allontanare sempre più la proprietà dei beni, e tentare di sottrarli al fallimento. Le prime denunce, che fecero crollare il castello di carte, risalgono alla primavera-estate del 2007.
All’origine del processo l’anatomia di un buco. Si parla, infatti, di un fallimento stimato in almeno 13 milioni di euro a seguito dell'inchiesta aperta, dopo la dichiarazione di fallimento del gruppo di società che faceva capo alla H.L.C. Spa (riconducibile all'immobiliarista Giuseppe Volpi), la Finanza eseguì - siamo nel 2009 - ordinanze di custodia cautelare chieste dal pm Federico Manotti, e firmate dal gip Laghezza.
Secondo gli inquirenti, Volpi e le altre persone coinvolte nell'indagine, sarebbero stati promotori di società create appositamente per distrarre beni e capitali dal gruppo fallito.
Nel prosieguo delle indagini, la magistratura ritenne di avere individuato coloro che avrebbero aiutato Volpi nell'ideare un sistema che, secondo l'accusa, sarebbe servito a vendere tutti gli immobili di proprietà del gruppo, per sottrarli al fallimento, con conseguenti problemi per creditori, e per cittadini che avevano versato anticipi per l'acquisto di case.
E quindi sono state formulate accuse nei, nei confronti di Cereghetti, Della Santina e Tavarelli. Tutti sul banco degli imputati.
Alessandra Vivoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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