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Call center e macellerie, ecco l’Islam di casa nostra

Call center e macellerie, ecco l’Islam di casa nostra

Una settimana fa la Digos ha identificato decine di stranieri in viale della Stazione Nessuna irregolarità, ma l’attenzione delle forze dell’ordine resta sempre alta

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MASSA. Una settimana fa le volanti della polizia si sono fermate davanti ai call center di viale della Stazione: gli agenti sono scesi dall’auto, sono entrati nei locali e hanno chiesto i documenti a tutti i presenti. C’erano solo stranieri, chi stava telefonando e chi inviando soldi a casa. Massimo trent’anni. Dai controlli un paio sono risultati senza permesso di soggiorno e identificati, gli altri erano a posto. Operazione di routine anti terrorismo, come chiede il ministero dell’Interno. E periodicamente Digos e squadra mobile si mettono in moto per monitorare la situazione e fare un rapporto da inviare a Roma. Nessuna criticità individuata, almeno finora. Ma è probabile che il tunisino che abita in Lunigiana, e che si è visto ieri all’alba gli agenti in camera da letto, da queste parti abbia bazzicato spesso. Perché?

Inutile negarlo, anche perché le continue operazioni di controllo a call center e ristoranti di kebab sono lì a confermarlo: anche nella nostra città gli ambienti frequentati dai musulmani sono sotto i riflettori. “Attenzionati”, si dice in gergo poliziottesco. Negli ultimi mesi in qualche modo è stata mappata in maniera dettagliata la comunità islamica che vive, lavora o più semplicemente transita sul nostro territorio. Sono state controllate anche le macellerie islamiche (una sul viale della Stazione) e 50 tra call center e locali pubblici dotati di postazioni Internet (20 a Carrara, 14 a Massa, 1 a Montignoso, 2 a Fivizzano, altrettanti a Pontremoli, 9 ad Aulla, 2 a Licciana Nardi). Di questi una parte (una decina) sono gestiti direttamente da extracomunitari. Sono state inoltre vigilate le piazze luogo di ritrovo di magrebini e arabi. E la polizia postale ha iniziato a esaminare i contatti stabiliti negli Internet point con i siti considerati veicolo di propaganda terroristica. Insomma, uno screening a 360 gradi che nulla ha a che fare con l’inchiesta di Brescia. Il tunisino non era tra quelli identificati l’altra sera. Anche se come detto è probabile che nei paraggi della scalo ferroviario ci sia passato molto spesso. Forse per distribuire quel manualetto che gli aveva inviato il maestro El Abboubi sulla sua email.

Lo smantellamento della cellula islamica che cercava di mettere radici nella nostra provincia non farà altro che aumentare l’attenzione delle forze dell’ordine verso questa comunità che a volte è difficile perfino da individuare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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