Il Tirreno

Lapideo»L’intervista

di Alessandra Vivoli
Lapideo»L’intervista

CARRARA. «La nuova legge sulle cave non fa bene al settore e rischia di frenare gli investimenti: è ora di rimetterci tutti attorno a un tavolo, in un clima diverso. perché gli imprenditori del marmo...

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CARRARA. «La nuova legge sulle cave non fa bene al settore e rischia di frenare gli investimenti: è ora di rimetterci tutti attorno a un tavolo, in un clima diverso. perché gli imprenditori del marmo non sono nemici».

Parola di Giancarlo Tonini, La sua è una valutazione precisa sulla nuova legge delle cave: «Quando ci sono cambiamenti normativi possono rappresentare o una grossa opportunità o un grosso problema per il settore. Stavolta si tratta del secondo caso».

Un messaggio chiaro all’amministrazione e alle istituzioni: «Credo che l’imprenditoria del lapideo debba fare autocritica ma, allo stesso tempo che sia importante rimettersi al tavolo con uno spirito diverso». E una constatazione: «Il marmo bianco con tutti i suoi difetti ha retto benissimo, ci vuole sudore e ci vogliono investimenti».

A tastare il polso al settore lapideo è uno degli imprenditori più importanti del mondo del marmo apuano. Che sta portando la bandiera di Carrara in tutta Italia come presidente del comitato nazionale paritetico del marmo.

L’analisi di Tonini comincia dall’inizio. Dalla nuova legge sulle cave e sul sistema delle aste che tanto spaventa gli imprenditori del settore.

«A livello generale quando ci sono cambiamenti normativi possono rappresentare una opportunità o un problema per il settore. Dubito - spiega Tonini - che questo piano possa essere unì’opportunità. Ci sono dati di base, nel cuore della legge che non rispecchiano la realtà: non è giusto infatti dire che il marmo da Carrara viene solo imbarcato in blocchi e che non esiste la filiera. Basta farsi un giro sul territorio, io sono pronto a fare da guida a chi ha voglia di vedere con i propri occhi le aziende e gli impianti produttivi che sono stati fatti in loco, proprio a Carrara. Certo è, invece, che a prendere il largo è il materiale di scarso pregio perché non conviene a nessuno lavorarlo, proprio per i costi che ci sono a livello energetico e di manodopera. Ma non è un impoverimento della filiera locale, anzi è una fortuna che esistono paesi emergenti in grado di assorbire questo tipo di marmo che qui non sarebbe comunque lavorato».

E, sempre a proposito della filiera del marmo Tonini aggiunge: «Le aziende devono affrontare i costi del personale e pagare le tasse, per questo devono essere libere di fluttuare sui mercati, questo va a beneficio di tutto il territorio, non a discapito». E continua: «Le idee ci sono, c’è un progetto bellissimo, quello degli informi da lavorare in un nuovo impianto che potrebbe offrire anche nuovi posti di lavoro, e siamo ancora in tempo per realizzarlo. Ma non partiamo con i presupposti sbagliati. Questo è fondamentale».

E fra i presupposti sbagliati, quelli che rischiano, secondo il presidente del comitato nazionale paritetico per il lapideo, di frenare e far naufragare i grandi progetti, c’è il sistema delle aste previsto dal nuovo assetto normativo sul marmo. «I limiti temporali pongono grossi vincoli agli investimenti - sottolinea Tonini - per alcune migliorie e per gli stessi investimenti al monte occorrono come minimo dai dieci ai quindici anni, impensabile pensare in termini di sette anni, ma nemmeno alzare l’asticella a 25 anni può migliorare le cose ».

Insomma di vincoli, e di aste, sembra proprio che l’imprenditoria apuana proprio non voglia saperne.

«C’è un patto per lo sviluppo del territorio - continua - ripartiamo da lì. Bisogna lavorare insieme con le amministrazione, perché ci vogliono le aree per delocalizzare le aziende e ampliare la filiera, le associazioni di categoria, i sindacati e le banche, perché ci vogliono i soldi. E quello che serve è soprattutto il buon senso: rimettiamoci a un tavolo, tutti insieme, e con uno spirito nuovo. Perché gli imprenditori non sono i nemici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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