Sicurezza
Isis, perquisita la casa di un tunisino a Massa Carrara
L'operazione della procura di Brescia si è estesa anche nella provincia apuana. Il nordafricano in casa aveva del materiale che è stato sequestrato. Frequenti i suoi rapporti via email e telefono con uno degli arrestati.
MASSA CARRARA. E' stata perquisita un'abitazione in provincia di Massa Carrara (gli inquirenti non vogliono rivelare l'esatta località per motivi investigativi) nell'ambito dell'operazione della procura di Brescia, con cui la polizia ha smantellato una cellula di estremisti islamici, che operava tra l'Italia e i Balcani. Nella casa abita un cittadino tunisino che ha avuto contatti ripetuti - via telefono e via email - con i soggetti oggi sottoposti ad ordinanza di custodia cautelare, ovvero i due cittadini albanesi, zio e nipote che secondo le indagini stavano reclutando aspiranti combattenti, per instradarli tra le milizie dello Stato Islamico. Il tunisino potrebbe essere tra gli interessati al reclutamento. Non sono stati emessi provvedimenti, al momento, dopo la perquisizione nell'abitazione del tunisino. Ma è stato sequestrato parecchio materiale che verrà valutato nei prossimi giorni.
L'operazione denominata "balkan connection" è stata coordinata dal servizio centrale antiterrorismo della direzione centrale della Polizia di Prevenzione/Ucigos e condotta dalla Digos di Brescia con il concorso delle questure di Torino, Como e Massa Carrara. Secondo quanto appreso, la cellula di estremisti islamici era dedita al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie dello stato Islamico.
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I provvedimenti di custodia cautelare sono stati emessi dal gip di Brescia nei confronti di due cittadini albanesi, zio e nipote: il primo è residente in Albania mentre il secondo vive in provincia di Torino così come il terzo arrestato, che è un ventenne cittadino italiano di origine marocchina. L'accusa ipotizzata nei confronti dei due albanesi è di reclutamento con finalità di terrorismo mentre nei confronti del 20enne il reato contestato è apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall'uso di internet. Il giovane infatti, sarebbe l'autore del documento di propaganda dell'Isis, un testo di 64 pagine interamente in italiano, apparso di recente sul web. Il documento si intitola 'Lo stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare".
Il giovane, secondo le indagini, era attivissimo su Internet e avrebbe preparato il documento, di cui si è saputo solo lo scorso 28 febbraio, a novembre scorso. Il testo illustra nel dettaglio le attività del Califfato in Siria e Iraq, descrivendolo come uno Stato che offre protezione ai suoi cittadini ed è spietato con i nemici. L'importanza del documento, sostengono gli investigatori, sta non tanto nei contenuti quanto nel fatto che è stato ideato specificatamente per il pubblico italiano. Le indagini hanno accertato che dopo esser stato messo in rete dal ventenne, il documento è stato rilanciato da diversi utenti, attraverso Facebook e siti internet.
I tre arrestati erano in contatto, telefonico e facebook, con un italo marocchino residente a Vobarno (Brescia), inserito nella lista dei 65 "foreign fighters" italiani, partito nel settembre 2013 dal nostro Paese per unirsi all'Isis. L'uomo pochi giorni prima di trasferirsi in Siria aveva effettuato un rapido viaggio proprio in Albania. Il 12 giugno del 2013 era già stato arrestato dalla Digos per reati di terrorismo.
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