Il Tirreno

In pullman a Firenze per dire no al piano

In pullman a Firenze per dire no al piano

Paesaggistico, la versione Rossi-Marson-Franceschini spaventa le imprese «Inaccettabile: si introducono vincoli, divieti e direttive per far morire il settore»

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CARRARA. Ci sarà anche una nutrita rappresentanza apuana delle imprese e del mondo del marmo oggi a Firenze davanti alla sede del consiglio regionale per manifestare contro l’approvazione del nuovo piano paesaggistico.O meglio, per manifestare contro l’ultima versione, quella contratta dal governatore Enrico Rossi e dall’assessore Anna Marson con il ministro dell’ambiente Dario Franceschini. La manifestazione è stata indetta e organizzata ieri pomeriggio: pullman dalla nostra Provincia, da quella di Lucca per Firenze.

«Il piano approvato a luglio 2014, modificato dalla giunta regionale, modificato dalla Commissione regionale è stato azzerato - spiega in una nota il coordinamento delle imprese del marmo apuo versiliesi - Stravolte le schede di ambito, le schede di bacino, la disciplina dei beni paesaggistici e la disciplina di Piano. Il testo che andrà in approvazione al Consiglio oggi è inaccettabile e di inaudita gravità».

Secondo gli industriali «inaccettabili sono le prescrizioni contenute nella disciplina dei beni paesaggistici, in quanto la riattivazione di cave dismesse e l'ampliamento di cave esistenti sono rese alla sola condizione che siano funzionali a quei progetti di recupero che prevedono la chiusura di ogni attività estrattiva entro e non oltre sei anni. I Comuni sono stati destituiti e privati di ogni autorità, ed è stata tolta ogni possibilità di dettare una disciplina in sede di piano attuativo».Nella lista delle doglianze anche temi di fondo: «E' stato tolto il valore identitario della cultura del marmo e sostituito con "la criticità delle attività estrattive". Le quali dovranno coniugarsi con la riscoperta e lo sviluppo di una economia agrosilvopastorale di cura dei boschi che ricoprono le pendici apuane e con uno sviluppo turistico sostenibile e di qualità di queste aree».

Si punta l’indice anche sui contenuti delle schede di ambito nelle quali sono state introdotte «ulteriori direttive, vincoli e divieti che colpiscono direttamente le attività estrattive nelle aree contigue del Parco delle Apuane: l'obiettivo è mirato al mero recupero ambientale e paesaggistico anche nelle aree destinate dai comuni e dal Parco stesso, all'estrazione del marmo».

C’è anche un vena di rammarico per il gran lavoro di mediazione svolto negli ultimi mesi che è andato perduto, secondo gli industriali.

«La Sesta Commissione aveva riconosciuto, quanto meno, il valore storico, sociale, economico, e di cultura materiale e artistica del marmo e della sua tradizione, garantendo la prosecuzione attraverso le regole e la tutela del lavoro. Tutto l'impegno di questi mesi della Commissione è stato azzerato e si è tornati al testo del gennaio 2014, che aveva ricevuto solenne bocciatura da parte del Consiglio Regionale.Le nuove norme non tutelano né il territorio, perchè l'abbandono e l'impoverimento di certo non lo favorisce, né il lavoro, le attività esistenti cessano con le autorizzazioni in corso».

In sostanza si parla di tradimento. «Tutto questo è inaccettabile, al Presidente Enrico Rossi si chiede dov'è la tutela degli oltre 5000 posti di lavoro da lui promessa e ampiamente pubblicizzata? - si attacca ancora - Ciò che si evince è la sola guerra dichiarata alle cave e al territorio da parte di un presidente di regione che si dichiara dalla parte dei lavoratori, ma nella realtà sta distruggendo un'intera economica, un'identità storica millenaria e sta proseguendo nell'unico interesse che è quello del partito e non dei cittadini».

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