Il Tirreno

Eredità della zia d’America chiesti 10 mesi per il fratello

Eredità della zia d’America chiesti 10 mesi per il fratello

È accusato da sua sorella, tornata dagli Usa, di essersi preso 500 milioni di lire Secondo la Procura avrebbe utilizzato quel denaro per comprarsi una casa

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MASSA. Quella di ieri mattina - così si aspettavano le parti - sarebbe dovuta essere l’udienza finale, con la sentenza a chiudere la vicenda processuale. Invece, questioni tenico-formali hanno imposto al giudice Giovanni Sgambati un nuovo rinvio: deciderà il prossimo 21 aprile se accogliere la richiesta del pubblico ministero e condannare a 10 mesi Vincenzo Musi o se - sposando le tesi difensive - assolverlo per non aver mai preso i 500mila euro della sorella e non essersi mai comprato una casa con quel denaro.

Ieri è il giorno di arringa e requisitoria: il pubblico ministero chiede, appunto, una condanna di 10 mesi, ritiene che l’accusa sia fondata e che Vincenzo Musi abbia usato il denaro della sorella per acquistare un appartamento. Una storia che ruota intorno ad una zia d’America (Fedra Musi, costituitasi parte civile a processo) e ad una ricognizione del debito. Un atto con cui - per chiarire - si riconosce di dover dare soldi a qualcuno e ci si impegna a farlo. Bene, secondo l’accusa, Fedra Musi, quella ricognizione, con cui ammetteva di essere in debito nei confronti del fratello Vincenzo, non l’avrebbe mai firmata, l’avrebbe, invece, falsamente prodotta proprio il fratello facendo risultare che sua sorella gli doveva cinquecento milioni di lire. Tanto che in forza di quell’atto, le avrebbe mandato un decreto ingiuntivo chiedendole di versargli il mezzo miliardo dovuto.

Opposta la ricostruzione della difesa secondo cui - lo ha esposto in aula anche la figlia dell’imputato - la ricognizione sarebbe stata fatta proprio su richiesta della zia per evitare che la fatidica casa acquistata entrasse nell’asse ereditario.La storia risale agli anni ’90 quando Fedra, classe 1928, dopo la morte del marito, decide di lasciare gli Stati Uniti e tornare a Massa. Vuole comprarsi una casa, ma farlo da oltre confine è complicato, si occupa di tutto Vincenzo, di dieci anni più giovane: forte della procura della sorella, firma persino il rogito. E lì arrivano i problemi perchè - stando al pubblico ministero - il fratello avrebbe chiesto a Fedra di firmare una serie di fogli - in bianco, aggiunge l’accusa - per volture e pratiche di allaccio a gas e acqua. Tra quei fogli - è il cuore della tesi accusatoria - ci sarebbe però anche la fatidica ricognizione del debito. Di quell’atto non se ne sa nulla fin quando la zia d’America trova un acquirente e decide di vendere la sua casa, a Cinquale. E arrivano i dubbi sulla proprietà. Oltre al decreto ingiuntivo con cui Vincenzo chiede il mezzo miliardo. È allora che la donna, assistita dall’avvocato Riccardo Balatri, passa alle vie di fatto e Vincenzo finisce a processo. Il 21 aprile la sentenza.(c.s.)

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di Redazione web