Finanza
«Sono incinta» e comincia la persecuzione
MASSA. Si conoscono sull’autobus: stessa corsa, stessa tratta. Due chiacchiere sul tempo e sull’economia e comincia la confidenza. Tanto che lei un pomeriggio, durante il viaggio sul bus, si lascia...
MASSA. Si conoscono sull’autobus: stessa corsa, stessa tratta. Due chiacchiere sul tempo e sull’economia e comincia la confidenza.
Tanto che lei un pomeriggio, durante il viaggio sul bus, si lascia andare e racconta a quel ragazzo che le fa compagnia mentre torna a casa dal lavoro, che è rimasta incinta: lei e il compagno avranno un bambino.
Non sospetta che da quel giorno inizierà la persecuzione: l’uomo del bus - forse sognava una storia d’amore - comincia a cercarla dovunque, a raggiungerla telefonicamente, a tempestarla di messaggi e chiamate. Tanto che la donna è costretta a rivolgersi ai carabinieri e a denunciarlo per stalking.
Qualche giorno dopo la denuncia, i militari ricevono una telefonata: un ragazzo sta dando in escandescenze, è nervosissimo, minaccia i familiari con un coltello. I carabinieri intervengono, si rendono conto che l’uomo ha problemi psicologici e dispongono un trattamento sanitario obbligatorio. Lo identificano e ricordano di aver già sentito il suo nome. È il ragazzo denunciato per stalking. Denuncia per cui va a processo e ieri mattina il giudice Giovanni Sgambati lo assolve dall’accusa: le perizie confermano la sua incapacità di intendere e di volere tanto che è lo stesso pubblico ministero Debora Bracco a chiedere la sua assoluzione.
L’uomo, un trentenne, sarà affidato ad una struttura che possa aiutarlo nel recupero psicologico. Rimarrà ricoverato per una anno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google