La manifestazione
«Chiudete quella discarica»
La senatrice Paglini punta l’indice sulla gestione di cava Fornace: «C’è una interdittiva antimafia»
MONTIGNOSO. Non è ancora noto il motivo che ha spinto la prefettura di Massa Carrara ad adottare un'informativa antimafia interdittiva nei confronti di Programma ambiente Apuane spa, società che gestisce la discarica autorizzata di cava Fornace a Montignoso. Il 22 dicembre la ditta è entrata nella black list e questo ha significato intanto la perdita di un importante contratto per lo smaltimento dell'amianto dell'Emilia Romagna post terremoto. Ma allora perché, se per legge «il recesso del contratto si applica anche quando gli elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa siano accertati successivamente alla stipula del contratto», la discarica non è stata chiusa? É la domanda che si pone il Movimento Cinque Stelle di Montignoso, da anni portabandiera sul territorio della battaglia contro la controversa discarica.
Controversa perché nata a ridosso di un'area protetta, il Lago di Porta, ospitante migliaia di specie animali e vegetali, di cui diciotto appositamente tutelate dell'Unione Europea in quanto in via di estinzione. Controversa perché a un chilometro di distanza ci sono le polle che alimentano gli acquedotti di Forte dei Marmi e Montignoso e poco più in là il mare. E infine controversa perché nel 2007 è stata riclassificata da discarica di materiali inerti a deposito di rifiuti speciali, contro ogni parere tecnico e senza valutazioni di impatto ambientale (tanto che è pendente da quattro anni un ricorso al Consiglio di Stato).
«L'informativa antimafia interdittiva conferma quello che noi denunciamo da anni: ossia che la gestione della discarica non è trasparente», denuncia la senatrice Cinque Stelle, Sara Paglini, dalla sede massese del movimento dove ieri si è tenuta una conferenza proprio sulla discarica. L’interdittiva della Prefettura è stata impugnata al Tar dalla società: il ricorso dovrebbe essere discusso entro la fine del mese.
A dimostrare la cattiva gestione della discarica, secondo gli attivisti, ci sarebbe anche la relazione conclusiva dell'attività ispettiva 2014 di Arpat pubblicata i primi di marzo.
Nelle conclusioni si legge infatti: «I controlli effettuati hanno portato a elevare sanzione amministrativa per inottemperanza alle prescrizioni nella gestione dei rifiuti, nelle misure di amianto aerodisperso e nella gestione del monitoraggio delle acque sotterranee».
E ancora: «È stata inoltrata comunicazione di notizia di reato all'autorità giudiziaria per l'assegnazione di materiali da costruzione contenente amianti che non risulta idonea, in quanto tale codice è generalmente associato a rifiuti di una attività di demolizione e non al terreno escavato».
E infine: «È stata elevata inoltre sanzione amministrativa per errata compilazione dei formulari ad una ditta di autotrasporti ».
Per la senatrice Paglini «siamo davanti a una vera e bomba ecologica». Il messaggio degli attivisti è chiaro: «Che i presidenti delle Province di Lucca e Massa Carrara e il prefetto di quest'ultima – dicono – ritirino le concessioni per la gestione dei rifiuti speciali nella discarica di Montignoso alla ditta Programma ambiente Apuane».
Melania Carnevali
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