Il Tirreno

Cucinelli non trova sarti? Sono alla Purple

di Giovanna Mezzana

La piccola sartoria carrarese (ma con show room con Di Veroli a Milano) sfida il re del cachemire

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CARRARA. Chissà se Brunello Cucinelli si immaginava di sollevare tanto polverone dicendo – sabato scorso, ospite a CarraraFiere – che in loco non trova sarti e maestranze adeguate, che qui s’è persa una grande tradizione di cultura sartoriale: lui, il re del cashmere, innamorato della Toscana, che ha acquisito un ramo d’azienda della D’Avenza, ha stabilizzato 79 dipendenti e ha un ambizioso progetto per la terra apuana, “un polo di altissimo artigianato italiano” da 200 posti di lavoro. Questa volta a ribattere all’industriale perugino è una coppia di piccoli imprenditori, che ha dato vita un anno fa a una sartoria con laboratorio artigianale e show-room, la Purple di via Passo Volpe.

«Cucinelli non trova sarti? Io ne ho trovati tre, ex D’Avenza, e li ho messi a insegnare a otto apprendisti, tutti sotto i 25 anni»: ecco cosa dice Marco Brugiotti, 45 anni, massese, amministratore unico di Purple, messa su con la compagna Martina Dazzi, 35 anni, carrarese, responsabile del laboratorio della sartoria. Lui ragioniere, ex pasticcere; lei sarta, come la mamma e la nonna, si è fatta le ossa alla ex Sartoria Toscana – oggi Stile Toscano srl – nella quale una decina di anni fa era confluita anche una quota di ex dipendenti della D’Avenza che al fallimento nel ’94 della fabbrica avenzina avevano dato vita alla Clad (oggi Sarzana srl) e poi all’Aurelia Fashion. Della serie, siamo tutti ex D’Avenza. Purple è nata intorno a Martina Creazioni, ditta individuale; il 97% è in mano a Brugiotti, il 3% a Donato Di Veroli dell’omonima sartoria milanese; Purple e Di Veroli condividono una show-room a Milano, in via Venezia 37, in un edificio in cui al secondo piano c’è… Cucinelli. La Purple, 16 persone di cui 11 dipendenti diretti, made in Italy sartoriale, veste il bel mondo della politica, della finanza e dell’industria italiana, ma anche quello russo e svizzero, albanese, coreano, newyorkese.

«Il nostro obiettivo per il 2015 è di 1.300 capi – dice Brugiotti – e quello ulteriore, oltre al quale ci fermeremo perché altrimenti si “esce” dalla qualità, è di 2.000 capi. Noi facciamo solo su misura. A mano. Non a macchina. Noi facciamo le asole, i “puntini”. Qui dentro di macchine per fare le tasche non ne entrano – continua – Se Cucinelli non riesce a fare il sartoriale (noi, che non abbiamo né capitali né grandi marchi alle spalle, ci riusciamo) è un problema suo, ma non deve dire che a Massa Carrara non ci sono le competenze e le professionalità. Io i sarti li ho trovati».

Un po’ come dire che se a Massa Carrara vuoi fare il sartoriale, quello vero, dove si usano le “macchine” solo lo stretto necessario, si può. Comprensibile la difesa a spada tratta del know how locale da parte di Brugiotti, piccolo imprenditore che sta facendo grandi sforzi. «E per far capire che genere di impresa siamo – conclude – basti dire che un ex direttore della D’Avenza vuol entrare nella nostra società». Della serie, ancora, siamo tutti ex D’Avenza. Chi sarà questo ex numero uno della fabbrica-atelier avenzina? Mai come adesso s’è registrato così tanto movimento nel mini comparto tessile apuano. Lavoratrici di Stile Toscano e Sarzana srl (nate da costole della D’Avenza) che spediscono curriculum – 150 complessivamente (anche se non saranno state solo loro) – a Cucinelli e sognano di essere reclutate: alcune di Stile Toscano sono state persino assunte, quelle della Sarzana srl (ex Clad) no, perché pare che esista un tacito accordo, non si sa tra chi, per lasciarle dove sono; ironia della sorte, loro lavorano – secondo quanto ci hanno raccontato – proprio alle produzioni che escono sul mercato con il marchio D’Avenza, che è rimasto nelle mani dell’imprenditore pratese Renato Cecchi.

Poi c’è il sindacato, che auspica incontri ravvicinati con Cucinelli: e Cgil che caldeggia per vedere il piano industriale. Cucinelli, dal canto suo – stendiamogli un tappeto rosso e diamogli tempo – è riuscito a sciogliere il nodo bonifiche (anche i terreni avenzini erano vincolati dal Sin poi Sir) appena un mese fa. Non resta che aspettare. E sperare che la visita, a stretto giro, del sindaco Angelo Zubbani nel Perugino porti buone nuove.

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