Sicurezza
Tentato furto, il rebus della targa
Due giovani sinti a processo, ma la difesa fa notare che negli atti è indicato un numero di targa che non è loro. E la targa indicata è quella dell'utilitaria di un ragazzo cinese
MASSA. L’accusa è di tentato furto, una storia come se ne vedono tante in Tribunale, se non fosse per quelle due lettere. Ebbene sì, a fare dell’udienza del 20 marzo, di fronte al giudice Fabrizio Garofalo, un’udienza da non perdere, sono una acca e una emme. Proprio così, due lettere dell’alfabeto. Perché – e intorno a questo ruota il processo – se sulla targa dell’auto usata dopo un tentato furto c’è la lettera M, allora è confermata l’accusa per i due giovani sinti a processo. Se, invece, al posto della fatidica emme ci fosse la acca – come ribadisce la difesa – beh cambierebbero le carte in tavola perché l’utilitaria risulterebbe intestata ad un altro giovane, di origine cinese.
Così in udienza le lettere diventano protagoniste: sul banco degli imputati, con l’accusa di tentato furto ci sono Giuseppe Esposti e Thomas Mastini. Secondo il pubblico ministero sono loro ad aver tentato il colpo in una casa su via San Leonardo: Esposti – sempre stando alla ricostruzione della Procura – fa il palo e intrattiene con qualche chiacchiera un ragazzetto che abita da quelle parti, l’amico apre il cancello che dà sul vialetto dell’abitazione, quindi raggiunge una seconda cancellata, suona ad un citofono e si fa aprire. Sta forzando la porta quando suona l’allarme e scappa. Una vicina si affaccia, vede la scena, legge il numero di targa dell’auto su cui salgono i due e chiama il marito carabiniere. Quel numero di targa finisce, quindi, sul verbale di sommarie informazioni. Ma – colpa forse della cattiva calligrafia - in un altro atto (l’informativa) la fatidica emme diventa una acca. E non è certo un dettaglio. Il Pm insiste che si tratta di errore materiale: le indagini sono state fatte a carico dei due imputati, sono stati oggetto – ricorda al giudice - anche di una perquisizione e nel camper di uno dei due sono stati ritrovati strumenti adatti allo scasso.
La difesa insiste: se la lettera è la acca, alla sbarra non dovrebbero esserci i ragazzi, la macchina non è intestata a nessuno dei due. Posizioni inconciliabili, tanto che in aula il clima si calda parecchio con pubblico ministero e avvocati pronti ad affilare gli artigli. A metter pace ci pensa il giudice: udienza rinviata. Anche se l’indicazione delle due diverse targhe negli atti rimane
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