La protesta
Scandalo cremazioni, Fialdini si difende
Il legale dell'ex funzionario: <Non era lui che doveva controllare>. E l'avvocato di alibani contesta: <Primo reato a Pisa, il processo deve ripartire da capo>
GENOVA. E’ stato il giorno delle difese a Genova. I legali degli imputati condannati in primo grado per lo scandalo delle cremazioni del Mirteto hanno ribadito l’estraneità dei loro assistiti, puntando un po’ tutti il dito sull’indagine condotta dal pubblico ministero Federico Manotti e sull’inattendibilità del teste Enzo Raffaello Pucci, l’ex dipendente di Euroservizi arrestato il giorno del sequestro del forno. Pucci ha patteggiato una pena di quattro anni e dieci mesi e ha aiutato gli inquirenti a ricostruire cosa avveniva nel camposanto.
La difesa più attesa era quella di Renzo Fialdini, l’ex funzionario comunale accusato di associazione a delinquere, abuso di ufficio e falso ideologico (in primo grado è stato condannato a otto mesi solo per quest’ultimo reato). L’avvocato Adriano Martini ha parlato a lungo e ha voluto snocciolare numeri al collegio presieduto da Annaleila Della Prieta: «L'ufficio dei servizi cimiteriali nel 2007 era composto da due dipendenti, oggi da sei. Fialdini è un'ottima persona che io stimo: la sua partecipazione a quello che faceva Euroservizi non c'è. Il pm parte dall'idea di struttura aziendale. Alibani fa un errore a prendere in gestione il forno del Mirteto e a fidarsi di Enzo Raffaello Pucci. Aveva problemi economici Pucci, e nonostante la sua scarsa cultura si considerava un gestore di ramo d'azienda». Il delirio di onnipotenza di Pucci Martini lo evidenzia leggendo la trascrizione di alcune telefonate. «Non è detto che un'impresa che compie dei delitti sia un'associazione a delinquere. Che ruolo avrebbe avuto Fialdini la sentenza di primo grado lo liquida in due righe, perché non c'è nulla da dire. Il mio assistito per il pm ha agevolato Euroservizi consegnando al titolare un foglio sui capitolati di alcune gare di appalto. Tra queste quella dei servizi cimiteriali. Dov'è la prova che Fialdini ha dato ad Alibani quel documento? Non c'è. Ma è così evidente che Euroservizi è stata favorita? Le vengono tolti introiti, con la nuova gara nel 2006 prende 280mila euro all’anno, a fronte di 350mila che prendeva nel 1996». Il legale insiste: «È una bufala che la mancata segnalazione delle lamentele della gente abbia impedito la risoluzione del contratto. Il sequestro c'è stato nel maggio del 2007 e nonostante un sollecito al sindaco Roberto Pucci, al dirigente Cristina Rossetti e al legale Francesca Panesi la revoca è stata fatta nel 2008. Non era Fialdini che doveva revocare quell'incarico». Infine il vantaggio prodotto dalle attestazioni di Fialdini. «Quella dell'aprile 2008 lascia dubbiconclude Martini -: però si parla di gestione di salme e non del forno, sequestrato nel maggio 2007. Quel documento riferisce con esattezza il pensiero del Comune di Massa e Fialdini lo esterna. In quel periodo il dirigente del servizio era Santo Tavella e al pm ha detto di essere stato contattato in merito dal suo subalterno e che lui stesso avrebbe firmato. Il Comune tiene il piede in due staffe, non so perché ma lo fa, ma so che non aveva bisogno di Fialdini per farlo».
L’imputato Enrico Palladini invece in questo procedimento è una cosa a sé. Lo aveva detto nella scorsa udienza il collegio, lo ha ribadito il suo legale, l’avvocato Dino Del Giudice, che ne ha chiesto l’assoluzione. Un unico episodio coinvolge l'imprenditore funebre ed è Enzo Raffaello Pucci che punta il dito contro di lui: «I due si incontrano fuori dal cimitero, chiuso a quell'ora, e Palladini consegna all'operaio i resti di una salma che proveniva da fuori provincia - spiega Del Giudice -. Secondo l'accusa quella cremazione, di cui non c'è traccia nei registri, è stata fatta in nero, come richiesto dal titolare delle pompe funebri. Ma Palladini aveva fretta e si era fidato delle indicazioni di Pucci. E’ una persona onesta: cinquantuno operazioni ha fatto con Euroservizi e non è mai contro la legge». Il reato di corruzione, per la dazione di 150 euro, però è vicino a essere prescritto. La somma per Palladini era un compenso all’operaio per la promessa di celerità della cremazione, «che poi non aveva saldato perché non gli era stata inviata la fattura», ha concluso il legale.
Dalle arringhe dei difensori di alcuni imputati si è capito che in caso di condanna c’è materiale per la Cassazione. L’avvocato Fabio Sommovigo, che difende il titolare di Euroservizi Renato Alibani e il suo socio, l’ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta, ha risollevato il problema della competenza territoriale, come fatto in primo grado: il primo reato per Sommovigo è stato compiuto a Pisa (una cremazione in nero) e non a Massa. L’accusa ha sempre risposto - vedendosi dare ragione dai giudici - che era la gravità del reato a comandare. Il pubblico ministero Federico Manotti poi sostiene, in contrasto con la tesi di Sommovigo, che la prima cremazione multipla in realtà è stata fatta a Mirteto perché a Pisa non ci sono le prove di condotte fraudolente precedenti. Se la difesa di Alibani convincesse la corte di appello bisognerebbe rifare tutto da capo e in pratica sarebbe la fine del processo perché l’ultimo reato si prescrive nel 2019. C’è poi la posizione di Calzetta: Sommovigo ha detto quello che in primo grado aveva portato all’assoluzione dell’ex tenente colonnello: «Calzetta chiedeva informazioni per capire che tipo era Alibani, non per aiutarlo».
Ma si è parlato ancora di legittimo sospetto, motivo che aveva portato allo stop di qualche mese in primo grado in attesa del pronunciamento della suprema corte. I legali di due operai di Euroservizi, Maurizio Guerra e Silvano Carmagnola, condannati a Massa, avevano contestato la mancata serenità dei giudici apuani per la pressione delle famiglie dei defunti. Ma il ricorso era stato rigettato. Ma per gli avvocati Andrea Lazzari e Stefano Beretti la ripetizione del processo senza contraddittorio ha danneggiato gli imputati.
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