Finanza
Metanodotto esploso, sette a processo
Causò un morto, feriti e distruzione. A giudizio tecnici e dirigenti Snam e della ditta che eseguiva i lavori alla centralina del gas
TRESANA. Sette rinvii a giudizio per l’esplosione del metanodotto che, il 18 gennaio 2012 devastò la frazione di Mulino, causando morte e distruzione: così ha disposto il gup Antonia Aracri (pm Rossella Soffio) ieri mattina nelle aule del Tribunale di Massa.
Alla sbarra, nell’udienza fissata al prossimo 23 giugno, tecnici e dirigenti Snam e due tecnici della ditta che stava eseguendo lavori presso la centralina del gasdotto in località Mulino.
Si tratta di Massimiliano Battisti, 43 anni, di Pesaro, difeso dall’avvocato Giovanni Flora; Marco Luminari, 42 anni, di Grottaglie (Taranto), avvocato Lucio Monaco; Alfeo Goglio, 64 anni, di Melegnano, avvocato Fausto Giunta; Francesco Conedera, 54 anni, di Avellino, avvocato: Vito Nicola Cicchetti; Oreste Manna, 66 anni, di Eboli (Salerno), avvocato Cecchino Cacciatore; Daniele Gamba, 42 anni, nato Bergamo, avvocato Fausto Giunta; Luca Schieppati, 51 anni, nato a Milano, avvocato Fausto Giunta.
Si è costituita come parte civile la Europaper spa di Fivizzano.
Il 18 gennaio di tre anni fa avvenne l’esplosione della centralina del metanodotto Snam nella località Mulino, precisamente a Baltrina.
Pesante il bilancio, in termini umani ed economici: un morto, una decina di persone gravemente ustionate, una dozzina di case distrutte dall’eplosione o seriamente lesionate, auto e mezzi agricoli arsi alla vampata di fuoco, così come molti animali domestici e da allevamento presenti nella zona.
Erano da poco trascorse le 14 e un gruppo di operai stava lavorando con un escavatore alla centralina del gasdotto che si trovava proprio nel mezzo del gruppo di case, da anni posizionata in quel punto. Avvenne un lampo, seguito dopo una frazione di secondo da un enorme boato avvertito in gran parte della Lunigiana.
Poi le fiamme altissime, visibili da chilometri di distanza.
In un primo tempo si sparse la voce che nella zona era precipitato un elicottero militare o dei vigili del fuoco.
Sul posto arrivarono in breve ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco, seguiti a ruota da quelli delle forze dell’ordine.
Terribile la scena che si presentò ai loro occhi: un grande cratere era sorto dove c’era il cantiere con gli operai al lavoro, uno dei quali, il 22enne bulgaro Giorgio Dimitrov, morì circa un mese dopo all’ospedale Sant’Eugenio di Roma dove era stato ricoverato con gravissime ustioni.
Il ragazzo era stato in un primo momento trasportato all’ospedale di Cisanello, a Pisa.
Molti dei residenti nelle case di Baltrina rimasero coinvolti, direttamente e non, nell’ondata di fuoco che divorò tutto.
Erano circa le 14,30 di un gelido e assolato mercoledì e quindi furono poche le persone fuori casa a quell’ora, anche considerando che, tutto attorno, c’era ancora la neve ghiacciata caduta giorni prima.
Un tipico paesaggio invernale nel cuore della Lunigiana, corredato da case qua e là, molte delle quali nuove o ammodernate.
Uno scenario che, in pochi scondi, divenne rovente e poi brullo e arido a causa degli effetti dello scoppio e del conseguente incendio che distrusse le case circostanti.
In tutto furono dieci i feriti, tra cui appunto un giovane operaio straniero che, assieme ad altri colleghi tra cui il padre, stava lavorando con un escavatore proprio al metanodotto del gas che improvvisamente esplose.
Fabrizio Palagi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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