Finanza
Centocinquanta curriculum per Cucinelli
«Qui non ci sono più sarti», dice l’imprenditore, ma in zona ci sono tante professionalità nate con la D’Avenza. Che si candidano
CARRARA. Alla D’Avenza Fashion sono arrivati 150 curriculum da quando – a fine 2013 – l’industriale umbro Brunello Cucinelli ha traghettato il laboratorio dell’azienda di alta sartoria nel porto del suo impero perugino, pur lasciando il marchio nelle mani della famiglia pratese Cecchi. Eppure, il re del cashmere sostiene di non trovare maestranze adeguate – oltre alle 79 coppie di mani sapienti, (ex) D’Avenza, che già lavorano per lui – che la cultura sartoriale in loco s’è persa e che manca una generazione di mezzo, quella che – se ci fosse – potrebbe candidarsi per un posto di lavoro nel futuribile “polo di altissimo artigianato italiano” che Cucinelli intende realizzare a Carrara; si parla di 200 posti di lavoro. Questa generazione che lui dice mancante in effetti c’è.
Certo, se si parla esclusivamente di sarti – cioè chi è in grado di realizzare un abito dal taglio alla stiratura finale e di dirigere l’intera produzione – ha sicuramente ragione Cucinelli, ma se si parla di figure professionali altamente specializzate nella lavorazione sartoriale artigianale forse si sbaglia. Non saranno a bizzeffe ma ci sono. Lo attestano i 150 curriculum che sono stati spediti – per lo più – da lavoratrici oggi impiegate in piccole realtà locali della manifattura del filo e dell’ago: ex cooperative e micro imprese nate tra Carrara e Massa da costole della D’Avenza, a partire dal 1994, anno in cui fallì lo storico atelier avenzino. Micro realtà che sfuggono ad uno sguardo “macro”, ma che tra mille difficoltà, fallimenti, cambi di pelle, fusioni, incorporazioni e travasi di personale sono arrivate fino ad oggi, conservando know how e, anzi, formandolo a sua volta.
Due soli esempi. Hanno mandato i loro curriculum a Cucinelli dipendenti della Sarzana srl, oggi del Gruppo Larusmiani, brand del lusso di abbigliamento e sartoria più antico di Via MonteNapoleone, che ha pensato bene, sette/otto anni fa, di accaparrarsela. La Sarzana srl prima si chiamava Aurelia Fashion e ancora prima Clad. È il ’94 quando la D’Avenza fallisce e decine di lavoratrici e lavoratori ex D’Avenza danno vita alla cooperativa Clad che resiste, mettendo pure a segno successi di mercato, fino al 2002 quando tutti vengono messi in mobilità. Non ci si perde d’animo e i lavoratori investono la loro mobilità per creare Aurelia Fashion, tra i cui soci fondatori c’è persino Ralph Anania, ex sarto della D’Avenza, sarto dei vip e grande maestro.
Siamo in via Acquale, dietro l’Aci, e Aurelia Fashion ha 70 dipendenti quando apre a fine 2002. Nel 2004 sono 50 ed è di nuovo crisi di liquidità. A questo punto c’è una nuova mutazione. Una parte dei dipendenti rimarranno nello stabile di via Acquale, dove nasce la Sarzana srl, mentre un’altra costola si staccherà per dar vita alla Sartoria Toscana, oggi Stile Toscano srl, di Sergio Greco, in via degli Oliveti. Per questi lavoratori, soprattutto lavoratrici, entrare a far parte dell’universo Cucinelli sarebbe un sogno. Del resto se D’Avenza ha vestito Marlon Brand, Clad ha vestito Elton John.
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