Sicurezza
Operaio morì sotto il camion, imprenditore a processo
Evita l’accusa di omicidio colposo: per il gup non ha responsabilità nella morte di Gheorghe Peteleu Ma il pubblico ministero gli contesta la violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
CARRARA. Il pomeriggio del 6 giugno 2011, nell’area della Cargoline srl, in viale Zaccagna muore il 42enne romeno Gheorghe Peteleu: si sdraia sotto un camion per dare un’occhiata ai freni e rimane schiacciato. Partono le indagini: la procura ipotizza l’omicidio colposo. L’autista del camion, l’uomo che materialmente ha acceso il motore (per verificare il funzionamento dei freni, gli pneumatici devono essere in pressione) patteggia. Assolto, invece il meccanico che secondo l’accusa svolgeva nell’officina il ruolo di responsabile della sicurezza: per il giudice Fabrizio Garofalo non ha mai avuto compiti e funzioni di coordinamento e gestione della sicurezza, con la morte di Peteleu non c’entra nulla. Il giudice invia gli atti alla procura perché non esclude che possano, però, essere ravvisate responsabilità di terze persone, chiede in particolare che si faccia luce sulla posizione di Lino Fiorini, un altro dipendente dell’officina.
Accanto all’accusa di omicidio colposo, gli inquirenti ipotizzano anche la violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. E con quella contestazione è a processo Riccardo Ferrandi, legale rappresentante della Cargoline all’epoca dei fatti.
Anche Ferrandi, difeso dall’avvocato Riccardo Martini, è stato indagato per omicidio colposo, ma Ermanno De Mattia, giudice per l’udienza preliminare, ha pronunciato per lui “il non luogo a procedere”. Ha ritenuto che non dovesse andare a processo per quell’accusa, che non ci fosse alcun profilo di responsabilità in relazione alla morte di Gheorghe Peteleu.
Diversa la posizione di Ferrandi, invece, in merito alla presunta violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro di cui oggi deve rispondere di fronte al giudice Tori (per questo tipo di contravvenzione è prevista la citazione diretta a giudizio e non l’udienza preliminare).
Ieri, in aula, sono stati ascoltati i due dipendenti che, per conto del dipartimento prevenzione dell’Asl, hanno fatto il sopralluogo alla Cargoline subito dopo l’incidente. I due impiegati, chiamati a testimoniare dall’accusa, hanno riferito sui controlli fatti e sulla «mancanza di parte della documentazione in materia di sicurezza. Mancava inoltre - ha chiarito uno dei testi - una figura responsabile del servizio prevenzione dei rischi, nè era stata data una corretta informazione ai dipendenti delle varie aziende appaltatrici». L’area Cargoline era, infatti, - è emerso a processo - in uso a diverse ditte. I due dipendenti Asl hanno anche chiarito che Ferrandi «ha sanato le irregolarità contestate».
Chiara Sillicani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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