Sicurezza
«Nei guai per non aver fatto la piscina»
Gazzoli del bagno Sara: ho fatto un referendum tra i miei clienti, preferivano il campo da beach per non cementificare
MARINA DI MASSA. Il ritardo nel disbrigo di alcune pratiche amministrative, «quello c’è stato» e Stefano Gazzoli, concessionario del bagno Sara e presidente dell’associazione Riviera Apuana, non lo nega. Ma finire nel mirino per aver commesso un danno ambientale, beh proprio non gli va giù. Perché lui - garantisce - di cementificazioni non ne ha mai fatte e ad una colata dalla betoniera ha preferito la sabbia e la rete da beach. Scelta fatta dopo aver “chiamato alle urne” i suoi clienti: un referendum per decidere se realizzare una piscina o preservare il campo da beach. E chi al Sara trascorre l’estate ha preferito- racconta il concessionario - le partite a piedi nudi ai bagni in acqua dolce. Risultato: sì al campo, no alla piscina.
Votazione che costa parecchio a Stefano Gazzoli perchè adesso - almeno stando alla sua ricostruzione dei fatti -per quella piscina mai sorta si ritrova nei guai: nei giorni scorsi, infatti, dopo un primo sopralluogo, la Capitaneria si presenta allo stabilimento di Poveromo e stende il filo rosso e bianco. Sigilli al fatidico campo e all’area adibita a parcheggio per biciclette e motorini. Scatta il sequestro penale perché gli enti preposti ai controlli - lo spiega lo stesso Gazzoli - rilevano un’incongruenza tra quanto indicato nella concessione edilizia, rilasciata nel 2006, e quanto realmente realizzato nello stabilimento.
«Nel 2006 - ripercorre il titolare del bagno Sara - è stata approvata una concessione edilizia che consentiva la costruzione di una piscina. L’impianto era previsto nell’area in cui sorgeva il campo da beach. Nonostante il via libera, io ho avuto qualche dubbio: realizzare una piscina significa creare un buco nel suolo, gettare cemento armato per poi procedere alla impermeabilizzazione di quella porzione di terreno. Mi sembrava una soluzione altamente impattante, ma visto che l’autorizzazione c’era - prosegue Gazzoli - ho ritenuto corretto coinvolgere i miei clienti. Loro si sono espressi, con un referendum e hanno condiviso le mie ragioni: hanno chiesto di preservare - e migliorare - il campo da beach e io così ho fatto. Senza alterare gli equilibri ambientali. Insomma - tira le somme - ho fatto meno di quanto la concessione mi avrebbe consentito. Per questo motivo adesso mi pare impossibile un sequestro per danno ambientale».
E sull’altra area per cui sono scattati i sigilli, chiarisce: «Non ho cementificato nulla, ho collocato su un pezzo di terra alcune lastre rimovibili. Lì i clienti parcheggiano bici e motorini, lasciarli sulla terra battuta avrebbe creato problemi di stabilità ai mezzi a due ruote, con il rischio di ritrovarli sopra le auto in sosta». Gazzoli respinge, quindi, l’accusa di danno ambientale, ammette però un ritardo nella consegna di pratiche amministrative: «Io non ho realizzato la piscina e non l’ho comunicato, non ho presentato la comunicazioni di fine lavoro perchè ritenevo fosse più indicato farlo una volta che le nuove regole in materia fossero definite. Aspettiamo un piano dell’arenile da trent’anni. Mi sarei messo in regola - chiude il ragionamento - quando le regole fossero arrivate. Posso accettare che mi si contesti questa irregolarità amministrativa - e conclude - ma la procedura per danno ambientale, quella no davvero». Insomma, il balneare si difende, convinto che l’ambiente lui lo abbia rispettato eccome.
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