Il Tirreno

Brucia l’emporio dei cinesi

Gesto doloso. Inagibile il Centro Tuscania ad Avenza, evacuati tre studi

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AVENZA. Non serve arrivare in viale XX Settembre per capire che c’è stato un grosso incendio, anche a distanza l’odore della plastica e dei detersivi bruciati entra nelle narici e nella gola. Il centro Tuscania sembra una palazzina sventrata da una bomba, le fiamme si sono mangiate infissi e scaffali e hanno liquefatto qualche centinaio di flaconi. Il rogo è nato in un bazar di proprietà di una famiglia di cinesi, una sorta di market dove si può (meglio dire si poteva) trovare di tutto, dalla ferramenta agli articoli per la pulizia della casa. E sono stati proprio questi ad aver peggiorato la situazione perché altamente infiammabili. Gli inquirenti sono convinti che si tratti di un atto doloso, anche se i proprietari - sentiti dai carabinieri - hanno giurato di non aver mai ricevuto alcun tipo di minaccia. Potrebbe non trattarsi di racket, però. L’ipotesi che col passare delle ore ha cominciato a prendere corpo è che a qualcuno quel nuovo esercizio dava fastidio e quindi ha voluto danneggiarlo. Non pensava di provocare uno sfacelo simile, forse. Resta in piedi anche l’ipotesi di un cortocircuito, perché non si può escludere nulla dato che l’esercizio commerciale era stato aperto una decina di giorni fa e quindi fresco di restyling. Ma sembra più uno scrupolo di chi deve fare chiarezza che altro. Vero è che c’erano degli articoli elettrici in vendita che erano stati lasciati in funzione e forse una scintilla da una presa può aver fatto da detonatore. «Sarebbe una coincidenza sfortunata, troppo sfortunata», si è lasciato scappare uno degli investigatori al lavoro tra le macerie.

La struttura del Centro Tuscania ha subito danni importanti: si sono salvati il bar Gambrinus e la banca della Versilia, il negozio che vende parrucche e prodotti per le acconciature - Salon service - ha avuto qualche problema e servirà qualche giorno prima di riportarlo alla normalità. Ma è andata decisamente peggio agli studi di tre commercialisti che si trovano esattamente sopra all’emporio divorato dal fuoco: ieri mattina i professionisti hanno ottenuto il permesso di entrare dai pompieri e hanno portato via i computer per poter continuare a lavorare da un’altra parte. Perché qui in viale XX Settembre non si sa quando potranno tornare.

Erano le quattro del mattino quando due poliziotti in servizio notturno si aggirano nei pressi del centro. Notano uno strano bagliore provenire da una delle vetrine della palazzina che ospita studi e negozi. Pensano a un ladro che armato di torcia cerca qualcosa da arraffare, ma appena si avvicinano capiscono che si tratta di fiamme. Danno l’allarme. Il fuoco è partito da un paio di minuti, ma non c’è tempo per intervenire con tempestività perché gli scaffali che contengono i detersivi sono proprio attaccati a quel principio di incendio. Ed è stato un attimo perché si scatenasse l’inferno. È scattato il piano di emergenza: sono arrivate le autobotti dal distaccamento di via Covetta e dal comando provinciale, che ha inviato i rinforzi e l'autoscala. Ma non è servito per scongiurare i danni peggiori: il calore ha lesionato una trave portante del soffitto determinando il cedimento del pavimento negli studi al piano superiore. Qualcuno ieri mattina in viale XX Settembre ringraziava il cielo che il rogo fosse scoppiato quando non c’era nessuno, in realtà è vero il contrario: di giorno non sarebbe successo quello che è successo perché sarebbe bastato soffocarlo nell’immediatezza per limitare i danni.

I vigili del fuoco hanno lavorato per circa sei ore perché oltre a spegnere le fiamme hanno dovuto bonificare l’area. Centinaia di litri di acqua, sparata con getti potentissimi hanno evitato altri problemi ma hanno anche cancellato tracce utili per stabilire se è un atto doloso o meno. Una squadra di pompieri comunque, intorno alle 10, si è messa in moto con un rivelatore di liquidi infiammabili per stabilire se è stato versato qualcosa all’interno dell’emporio. Tipo benzina, oppure alcol. Ci vorrà qualche giorno per dirlo con chiarezza, l’unica cosa certa è che non ci sono segni evidenti del passaggio di malintenzionati: non hanno lasciato taniche e neppure hanno forzato gli infissi. Ma come detto la bonifica fatta dalle autobotti è stata davvero massiccia: galleggiava di tutto su quello che restava del pavimento del bazar.

Sconforto e terrore si leggevano negli occhi dei componenti della famiglia orientale che aveva deciso di aprire l’attività in viale XX Settembre. Tre uomini e una donna seguivano da distante le operazioni di spegnimento e a turno di tanto in tanto entravano per cercare di portare via qualcosa da quel cumulo di roba che assomigliava tanto a immondizia ormai. Ma tant’è dava la sensazione a chi andava avanti e indietro che potesse essere un modo per ripartire. I proprietari del bazar della casa saranno interrogati anche nei prossimi giorni, in maniera più approfondita, dalla compagnia dei carabinieri di Carrara. Forse è uno scrupolo, ma non è escluso che l’altra notte non abbiamo detto tutta la verità.

Danilo D’Anna

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