Attenzione
Niente borse false, sotto l’ombrellone arriva il “buttafuori”
Il Ministero degli interni propone gli steward in spiaggia. Luca Martini: non vogliamo sceriffi nei nostri stabilimenti
MASSA. Ha la sua divisa, è ben riconoscibile e non perde mai di vista la spiaggia. “È un bagnino” - direte voi senza titubanze. Risposta sbagliata: è uno steward, come quelli che stanno allo stadio. Controlla l’arenile e non deve occuparsi di chi fa il bagno quando sventola bandiera rossa o si concede una nuotata oltre la boa, non deve correre ad aprire l’ombrellone alla signora che - costume, pareo e infradito - sta raggiungendo la spiaggia per godersi un po’ di relax. Deve, invece, tenere d’occhio chi bazzica il litorale per vendere: borse ultimo modello, occhiali finto-griffati a prezzi tracciati, portafogli chic con qualche granello di sabbia tra le pieghe. Steward anticontraffazione, insomma: è la ricetta proposta dal Ministero dell’interno ai balneari. Con lo scopo di limitare il mercato del falso.
Una proposta lanciata in sede ufficiale, durante un incontro con le sigle sindacali che rappresentano i concessionari. I falsi danneggiano l’economia e il made in Italy ; la vendita abusiva - queste le argomentazioni del Ministero - crea inoltre non pochi problemi di ordine pubblico. E il problema si acutizza nelle località turistiche: mare, disponibilità all’acquisto e tante gente in spiaggia. Ecco allora la proposta avanzata ai balneari: una modifica all’articolo 3, comma 7, della legge 1009 del ’94 con la possibilità di impiegare steward anche in riva al mare: i vigilantes notano un venditore abusivo e - questo quello che dovrebbero fare - chiamano la polizia. Impresa ardua - spiegano i balneari - perchè la domenica, in agosto, il telefono della questura suonerebbe ogni minuto.
Luca Martini, titolare del bagno Henderson e rappresentante di Assobalneari, era a Roma, al tavolo con il Ministero. L’idea di introdurre gli steward, figure comunque regolamentate dalla legge, non lo convince e non soltanto perché rappresenterebbero una spesa (a pagarli sarebbero i gestori degli stabilimenti), Martini ne fa piuttosto una questione di immagine e di correttezza: «Non vogliamo sceriffi sulla spiaggia, crediamo che ne sarebbe lesa l’immagine dei bagni» e del litorale. «Informiamo, invece, il cliente sull’illegalità dell’acquisto spiegando che spesso la merce contraffatta è legata allo sfruttamento del lavoro minorile. Senza dimenticare - aggiunge Martini - che la legge consente il libero accesso al mare, essendo la spiaggia un bene demaniale». Questioni di diritto, quindi, ma anche di opportunità. Un ogni caso, su disposizione del Ministero la palla passa alle Prefetture che dovranno fare il punto e valutare la fattibilità del progetto e la possibilità di tradurre la proposta in una modifica della legge.
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