Il Tirreno

Divani, firme false e un deumidificatore Petrillo alla sbarra

Divani, firme false e un deumidificatore Petrillo alla sbarra

Il vice questore deve rispondere di peculato e abuso di ufficio Imputati anche agente e impiegata. Nash: «Firma non mia»

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MASSA. Tre divani che una ditta aveva regalato alla questura di Massa Carrara se li è portati a casa e ci ha arredato il salotto della casa che divideva con la nuova compagna, un deumidificatore di proprietà della pubblica amministrazione invece lo aveva dato in prestito a un’impiegata, imputata anche lei, dopo averlo richiesto all’ufficio competente per togliere della muffa dalle pareti del suo ufficio. Sono alcune delle accuse che vedono sul banco degli imputati l’ex vice questore di Massa Giovanni Petrillo, romano di 47 anni, residente a Massa, attualmente in servizio a La Spezia. Coimputati l’agente Massimiliano Giacich, livornese, 51 anni, residente a Sarzana, e Maria Teresa Sabatini, nata a Castel Viscardo (Terni), 55 anni, residente a Massa.

Peculato. Petrillo per quei tre divani è accusato di peculato. In pratica la questura di Massa Carrara nel 2010 aveva ordinato i mobili alla ditta Centro Ufficio di Loreto, nelle Marche. Una ventina di poltrone in ecopelle a uno e due posti. La prima fornitura presenta delle muffe e viene rispedita al mittente, la seconda sembra buona ma proprio mentre stanno arredando il commissariato di Carrara un agente si accorge che anche queste poltrone sono fallate. La Centro Uffici torna a riprendersi la merce, ma nel camion non ci entra tutto e quindi a Massa restano cinque divani che la ditta a questo punto, per convenienza, regala alla questura. Petrillo, dirigente dell’ufficio tecnico logistico, secondo quanto ricostruito dal sostituto procuratore Rossella Soffio e dalla squadra mobile, non dice niente a nessuno di quel regalo e si mette d’accordo con Stefano Di Ronza, proprietario dell’immobile che ospitava il commissariato di Marina di Massa e indagato in un’inchiesta sugli affari dei Casalesi nel territorio apuano, per portare i mobili un po’ nella sua abitazione (un divano a due posti e due a uno) e un po’ in un container di Di Ronza. Petrillo sostiene che la ditta non li abbia regalati alla questura, ma che li abbia abbandonati e quindi lui li ha presi senza l’obbligo di dover avvertire i superiori. Il capo della mobile, Antonio Corcione, però, ha raccolto la testimonianza della titolare della Centro Ufficio e la donna - che sarà chiamata a testimoniare - ha confermato la donazione alla polizia.

L’inchiesta. L’indagine è partita da una denuncia dell'ex vice questore vicario Luisa Cavallo, in servizio a Grosseto. Corcione aveva messo sotto controllo il telefono di Petrillo ed erano spuntati altri reati.

Somma urgenza. Petrillo è accusato anche di falsità ideologica in relazione ad alcuni lavori eseguiti in somma urgenza. Nel dicembre del 2010 il vicequestore attesta l’esistenza delle condizioni per decretare il regime di somma urgenza. Per l’accusa invece quei lavori erano stati fatti mesi prima. Il vicario Cavallo ieri è stata sentita come testimone dal pubblico ministero Soffio confermando tutto: «Petrillo mi aveva portato delle fatture e ho visto che c’erano delle irregolarità. Ho verificato che tre fatture facevano riferimento a lavori fatti prima del dicembre 2010, ma sapevo che erano in realtà stati fatti mesi prima, li avevo visti fare io poco dopo mio arrivo da Grosseto. Una di queste fatture era per il montaggio di tende nell’ufficio di gabinetto. E al mio arrivo erano già state montate, non poteva esserci somma urgenza. Altre fatture per lavori al corpo di guardia che erano già stati fatti prima del mio arrivo, terza fattura per mobilio stanze per le donne. Quel mobilio però era stato già tolto di mezzo e donato alla Croce Rossa. Eppoi mancavano i preventivi per le fatture. Somma urgenza può prescindere dai 5 preventivi dell’iter ordinario, ma almeno un preventivo va fatto per verificare se ci sono i fondi per fare lavori».

L’ex questore. Ha testimoniato anche l’ex questore Paul Nash ieri mattina, in merito a una sua firma che è risultata essere falsa. Gli hanno mostrato un documento riguardo a un provvedimento disciplinare - fascicolo trovato in un cassetto della scrivania di Petrillo - con una sigla e lui ha esclamato: «Questa non è la mia firma, non sapevo nulla della cosa, non mi è mai passato sotto mano, non me ne sono mai occupato». Su un’altra firma Nash si è dimostrato dubbioso: «Assomiglia alla mia ma non so se vera». Di falsità ideologica deve rispondere anche un altro poliziotto: l’assistente capo Giacich secondo il pm è stato quello che su istigazione del vice questore ha apposto la firma farlocca. Petrillo è accusato anche di abuso di ufficio per questa vicenda perché occultando la pratica in un cassetto per nascondere i solleciti del ministero al questore Nash procurava un illecito vantaggio patrimoniale al collega. In pratica gli ha evitato di venire sanzionato.

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