Il Tirreno

Consigliera picchiata «Sabrina non è più la donna di prima»

di Chiara Sillicani
Consigliera picchiata «Sabrina non è più la donna di prima»

In aula il racconto di una vicina di casa della Bertelloni: «Aveva sangue alla testa e alle labbra. Ora ha sempre paura»

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Le botte - ammette di fronte al giudice Giovanni Sgambati - non le ha viste. Ma ha visto le ferite sul volto di Sabrina Bertelloni, mamma e consigliera comunale del Pd, ha visto il suo dolore e la sua disperazione. Il suo sorriso spegnersi: «Non è più la donna di prima, ora è cambiata. Adesso ha sempre paura».

È Carmela Giannarelli, teste della parte civile, a ricostruire, in aula, la mattina del 23 novembre di quattro anni fa. Sul banco degli imputati siede Marco Rosselli (difeso dall’avvocato Stefano Rossi): deve rispondere dell’accusa di lesioni gravi. Secondo il pubblico ministero è lui l’uomo che ha picchiato a sangue Sabrina Bertelloni, le ha dato calci e pugni, l’ha tirata a forza fuori dalla sua auto, l’ha trascinata di peso e le ha sbattuto ripetutamente la testa contro un muretto di sassi. Un rapporto di vicinato degenerato.

Carmela è la vicina di casa di Sabrina, la considera «come una figlia, una persona di famiglia». Quella mattina è ancora in pigiama, quando la chiamano con insistenza, le chiedono di uscire: «Ho visto Sabrina a terra, dolorante, sotto la sua macchina. Aveva sangue sulla testa e sulle labbra, un dente rotto, lamentava un dolore fortissimo alla spalla. Non riusciva neppure ad alzarsi, è minuta e non ne aveva la forza, non stava in piedi, non era capace di camminare, i medici l’hanno sollevata di peso».

Sul posto arrivano due ambulanze perchè «a terra - ricostruisce la donna - c’è anche l’imputato, ma non ha alcun segno, alcuna contusione, alcuna echimosi. Però lamenta dolori». Dolori che - secondo l’accusa - finge. Il pubblico ministero ipotizza, infatti, che Rosselli si sia addirittura graffiato da solo per fingere un’aggressione a suo carico. Carmela accompagna l’amica Sabrina all’ospedale: il referto , dopo una tac alla testa, sarà di 22 giorni (di 40 l’assenza dal lavoro), ma - continua Carmela - «Sabrina i segni li porta ancora tutti. Ora ha sempre paura».

Segni psicologici, ma anche fisici. Li conferma, in aula, Gianni Perfetti, il dentista di Sabrina: «L’ho visitata pochi giorni dopo l’accaduto, ma aveva un edema, una tumefazione con gonfiore e dolore, per cui non ho potuto intervenire. Il trauma aveva fatto saltare la corona di un dente, una protesi, ma le indagini radiologiche hanno rivelato anche una lesione alla radice dell’incisivo centrale. Solo dopo due settimane ho potuto eseguire il primo intervento: Sabrina aveva un buco, ho cercato di evitarle il disagio estetico. L’ho invitata ad usare ancora ghiaccio perchè non stava bene».

E - stando alle dichiarazioni del dentista - non sta bene neppure ora: «La situazione è ancora delicata, Sabrina ha tutt’ora una protesi provvisoria, spero che entro il 2015 - conclude il medico - possa essere tutto risolto».

La prossima udienza è fissata per il 19 giugno: in quell’occasione è previsto l’esame dell’imputato. Dovrà rispondere alle domande del pubblico ministero Debora Bracco e del giudice Giovanni Sgambati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web