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Partecipate, stop agli stipendi d’oro

Partecipate, stop agli stipendi d’oro

Il Pd chiede un tetto ai compensi, i 5 Stelle un albo per le nomine

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CARRARA. Partecipate, il Pd chiede un tetto agli stipendi d’oro e sul caso Regina Elena conferma la bocciatura all’aumento delle tariffe. Quanto al futuro della Casa di Riposo i democratici reclamano una procedura a evidenza pubblica per la scelta del nuovo direttore. Intanto arriva anche la proposta del Movimento 5 Stelle: un albo per le candidature, non più di due mandati e l'obbligo di un passaggio in commissione per discutere la nomina. Sono ancora le partecipate il tema al centro del dibattito politico, sia nella maggioranza, sia tra i banchi dell'opposizione.

La strada da percorrere per ricalibrare il meccanismo, un po' arrugginito – come dimostrano polemiche e bilanci in rosso - sembra ancora lunga: come aveva dichiarato il segretario del Pd Pier Paolo D’Elia al nostro giornale, ci vorrà almeno un anno e mezzo di tempo. Intanto, proprio la linea dettata dai democratici con la proposta di creare un’unica partecipata multiservizi sembra incassare consensi. Nessuno si sbottona ma secondo indiscrezioni, nel corso della riunione di maggioranza, una decina di giorni fa, sono stati affrontati anche casi “molto caldi”, come quello della Regina Elena e di Apuafarma. Per quanto riguarda la Casa di Riposo i democratici hanno confermato il no netto all’aumento delle tariffe già annunciato dal capogruppo Roberta Crudeli in commissione Sociale.

A conferma delle “divergenze” con l’attuale dirigenza, dal Pd ricordano che i vertici della Regina Elena stanno operando in regime di “prorogatio”, e che per la scelta del successore di Ermanno Biselli, bisognerà attenersi al nuovo statuto, approvato a fine dicembre, che prevede una procedura a evidenza pubblica.

L’altra partecipata sotto i riflettori è ovviamente Apuafarma: dopo il passaggio all’amministratore unico, per completare il quadro dirigenziale, si attende la nomina del direttore in un processo che, inevitabilmente, ha acceso le polemiche. Anche su questo fronte Delia era stato chiaro: basta ai doppi-tripli incarchi e ai compensi d’oro, aveva tuonato il segretario del Pd, pur precisando che la scelta del nome spetterà solo all’amministratore unico Fabrizio Volpi.

Intanto, proprio sulle nomine ai vertici delle partecipate, arriva anche la ricetta del Movimento 5 Stelle, presentata ieri mattina in commissione Affari Generali dal capogruppo Matteo Martinelli: «I partiti politici hanno privilegiato negli anni scelte legate soprattutto a criteri di fedeltà, spinti dalla necessità di soggiogare gli organismi pubblici a strumento di consenso e di vantaggio clientelare» ha attaccato il consigliere, illustrando la riforma “grillina” del “Regolamento degli indirizzi per la nomina dei rappresentanti del comune presso società, enti, consorzi e istituzioni”. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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