Cremazioni, al pm il grazie dei parenti
Dopo la requisitoria l’Associazione di tutela dei defunti applaude Manotti: «Pene più severe per Fialdini e Calzetta»
MASSA. L'Associazione per la tutela dei defunti dopo la prima udienza del processo di appello sullo scandalo delle cremazioni del Mirteto ha ringraziato il pubblico ministero Federico Manotti. È stato il legale che rappresenta oltre cento famiglie, l'avvocato Emiliano Pianini, a fare da tramite. «Siamo soddisfatti per le richieste del sostituto procuratore, un magistarto che ha seguito la vicenda con grande umanità fin dal primo giorno di indagini», ha detto Pianini. Il legale ha chiesto al collegio presieduto dal giudice Annaleila Dello Preite di andare a fondo della sentenza di primo grado per quanto riguarda l'assoluzione dell'ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta (concorso esterno) e soprattutto per Renzo Fialdini: «Faceva parte dell'associazione a delinquere – ha continuato Pianini -. Le famiglie che si riconoscono nell'associazione lo sanno bene. Hanno chiesto sempre all'ex funzionario di controllare quello che accadeva nel forno crematorio, ma non solo: volevano che venissero rimossi i rifiuti dai luoghi dopo riposavano i loro cari. Non hanno mai avuto risposte, anzi Fialdini tranquillizava i suoi superiori».
Manotti invece non ha commentato l'udienza, si è limitato a ribadire di essere orgoglioso per la concessione della procura generale di Genova che gli ha permesso di seguire anche l'appello: «Più di otto anni di indagini e di processi che mi hanno permesso di andare a fondo in una storia tremenda».
Prossima udienza il 20 marzo, poi la sentenza è attesa per il 27. In tempo in tempo per scongiurare la prescrizione di altri reati. Dopo la sentenza di primo grado intanto se ne sono cancellati altri. Si è prescritto per esempio il reato di Michela Santucci, fioraia al Mirteto. Era stata condannata a quattro mesi per aver rivelato a uno degli operai di Euroservizi, Enzo Pucci, che i carabinieri stavano indagando su quello che accadeva nel forno. E si è prescritto il reato di corruzione di Alibani nei confronti di Fialdini, la famosa auto regalata secondo il pm al dipendente comunale. Sia Fialdini che Alibani però per questo capo di imputazione erano stati assolti in primo grado. Aveva prevalso la tesi delle difese e cioè che la vettura il funzionario se l'era comprata con i suoi soldi. In appello la questione non verrà neppure discussa.
Ma rivediamole le condanne di Massa: Renato Alibani, titolare di Euroservizi, la società che gestiva i servizi cimiteriali per conto del Comune di Massa, a Massa è stato condannato a sette anni di reclusione. Tra i reati contestati quelli riconosciuti dal collegio sono soppressione di resti mortali, falso, peculato (sia a Pisa che a Massa), associazione. Maurizio Guerra, 4 anni e 10 mesi: oltre all’associazione c’è la dispersione delle ceneri, l’associazione e il peculato. Luca Pelletti, 4 anni e 4 mesi, per lui il reato associativo. Associazione e dispersione per Marco Grassi, 4 anni e un mese; Alessandro Dazzi, 3 anni e 4 mesi, Piero Dell’Amico, 3 anni e 4 mesi, e Silvano Carmagnola, 2 anni e otto mesi. Truffa e corruzione invece per Enrico Paladini, un anno e sei mesi. Otto mesi per omessa denuncia e falso (i certificati inviati ad altra amministrazione per garantire su Euroservizi) a Renzo Fialdini, ex funzionario comunale.
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