Il Tirreno

Truffa alla Telecom, in 10 a processo

di Chiara Sillicani
Truffa alla Telecom, in 10 a processo

Secondo l’accusa sottoscrivevano falsi contratti per la fornitura di computer e telefoni, ma senza pagare

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MASSA CARRARA. Disegnano il piano - così almeno sostiene l’accusa - quando scoprono che Telecom propone un contratto telefonico con i fiocchi, vantaggioso per società e attività imprenditoriali: tu - amministratore o titolare - fai attivare una linea per i servizi business, quindi sottoscrivi un contratto per acquistare beni. Computer, telefoni e materiale da ufficio a prezzi convenienti.

Grazie al contratto con Telecom, non soltanto compri i pc a prezzo contenuto, ma puoi anche rateizzare gli importi, chiedendo alla compagnia di addebitarli in bolletta.

È così - ipotizza il pubblico ministero - che Enrico Borghini, carrarese, classe 1966, Tiziana Ricci 38enne, sua moglie all’epoca dei fatti, e il pisano Claudio Scalzini mettono a punto una truffa ai danni della compagnia telefonica: si assicurano i computer e il materiale informatico previsto dal contratto, ma non pagano. E, almeno in una prima fase (dal 2005 al 2007) - insiste il pm - riescono nell’intento, fin quando Telecom comincia a sospettare, fa qualche controllo e scopre che nel piccolo ufficio di Borghini, ad Avenza, sono state attivate 16 linee telefoniche business, sono arrivati pc, ma nessuno - così ribadisce il sostituto procuratore - ha pagato, nè si è messo in regola con le fatturazioni. E non finisce qui: secondo l’accusa Borghini ha stipulato complessivamente una cinquantina di contratti per l’attivazione della linea e la fornitura di computer. Computer che - sempre stando alla ricostruzione del pm - sarebbero stati venduti, con un danno stimato per Telecom di circa 150.000 euro. Ad occuparsi dell’attivazione delle linee (quindi della fornitura dei computer), nella ricostruzione dell’accusa, è Claudio Scalzini, agente di commercio per una società che raccoglie proposte di contratto per Telecom, un intermediario, insomma. Ma Enrico Borghini - la versione è sempre quella dell’accusa - sigla contratti anche a nome di altri. Ha nella sua disponibilità i documenti e i moduli firmati da loro, li fornisce all’intermediario, quindi garantisce la stipula. Per un totale- dicevamo - di cinquanta contratti. Oggi, infatti, sono a processo, con lo stesso capo d’accusa (truffa) anche altre 7 persone, quelle i cui nomi compaiono su alcuni contratti. Si tratta di Primo Ambrosi, Roberto Pucci e Isolina Borghini, tutti e tre carraresi. E ancora Carlo Bardazzi, pratese, Werther Monti, bolognese, Massimiliano Contegiacomo, di Battipaglia e Annunziata La Pasta, napoletana (alla sbarra anche una undicesima persona che è, però, deceduta).

Secondo la Procura i sette hanno agito come prestanomi di Borghini: anche se di fronte al giudice monocratico Fabrizio Garofalo e al pm Marco Rappelli, molti hanno negato di aver mai sottoscritto i contratti spiegando di non aver visto neppure l’ombra di un computer. Ieri mattina, in aula, espone la sua versione dei fatti Claudio Scalzini, l’agente di commercio con cui sono state sottoscritte le proposte per l’attivazione delle linee. I reati contestati a Scalzini sono tutti prescritti, ma l’intermediario ricostruisce comunque il suo ruolo ribadendo di non aver mai fatto sottoscrivere contratti, ma proposte, la sottoscrizione del contratto vero e proprio compete - ha chiarito - a Telecom. Scalzini ha riferito, inoltre, che Borghini si occupava dell’attivazione anche per terzi: aveva moduli firmati da altri, documenti di altri. Spiegava - ha chiarito Scalzini - di occuparsi di numerose società e di essere referente per molte attività. Sarà il processo a chiarire la posizione di Borghini e a verificare quella degli altri sottoscrittori di contratti.

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