Il Tirreno

Lavoro, l’allarme di Cucinelli: «In Toscana ci si vergogna a lavorare con le mani e io non trovo sarti»

Giovanna Mezzana
Brunello Cucinelli a Carrara Fiere (foto Cuffaro)
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Brunello Cucinelli a Carrara Fiere (foto Cuffaro)

Carrara: ha acquistato la D’Avenza per costruire un polo di altissimo artigianato. In prospettiva ci sono duecento posti, ma la cultura manuale si è persa

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CARRARA. È uno dei più grandi estimatori della Toscana e in Toscana, da buon industriale, ci ha anche investito: forse si aspettava pure qualcosa di diverso – e tra le righe lo confessa – ma tant’è. Polo fieristico CarraraFiere, sabato mattina: non sono ancora le 10 e Brunello Cucinelli, il re umbro del cashmere, è già arrivato. Puntualissimo. Ha preso un aereo non di linea, è atterrato a Pisa, e alle 12 ripartirà lasciando la platea ammaliata dalla sue verve.

È l’ospite d’onore di CreainRete, un brainstorming promosso dalla Camera di Commercio di Massa Carrara: 350 cervelli di imprenditori, amministratori, ricercatori ed esperti riuniti per escogitare il rilancio del territorio apuano.

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Cucinelli qui il suo l’ha in parte già fatto: tra il 2013 e il 2014 ha acquisito il ramo d’azienda sartoriale della D’Avenza Fashion, dell’imprenditore pratese Renato Cecchi; impresa storica dell’alta sartoria maschile, madre di quello che avrebbe potuto essere un mini-distretto tessile apuano, poi naufragato. Cucinelli ha stabilizzato le maestranze – 79 dipendenti per lo più donne – e ha promesso grandi investimenti per un rilancio degno del suo impero: quello che ha nel Perugino, nel borgo di Solomeo, su cui brilla uno dei più esclusivi brand italiani del pret-à-porter; a Carrara intende costruire, un “polo di altissimo artigianato italiano”. Si parla di 200 posti di lavoro.

Cucinelli, come procede l’operazione D’Avenza?

«Finalmente un mese fa è arrivato il via libera per i terreni: siamo svincolati dal sito di bonifica (prima Sin e poi Sir, una spada di Damocle per decine di imprenditori, ndr). I terreni non sono inquinati: e questa era la cosa più importante. Adesso può iniziare il grande lavoro…».

Cosa intende per “grande lavoro”?

«Eh, io pensavo che qui ci fosse una generazione di mezzo, di 30-35 anni, con una cultura di sartoria. Pensavo che questa “storia” fosse ancora presente sul territorio, lo fosse di più, come invece in Umbria si è riuscita a conservare. Forse è passato troppo tempo, forse dieci anni sono troppi. Questa storia si è dispersa e dovremo ricostruirla pezzetto per pezzetto. Io qui ho 79 mani sapienti, con un’età media di 48 anni, e nei dintorni, ripeto, non c’è una cultura sartoriale».

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Insomma, lei non trova sarti?

«Sì, e il problema è che per formare un sarto ci vuole dai due ai tre anni».

E come intende rimediare? «Dovremo formarli. A Perugia abbiamo la nostra scuola».

E non ha intenzione di aprirne una in Toscana, a Carrara?

«No! Come si fa? È impossibile: ci devi portare i Maestri».

E se lei glielo chiedesse, non crede che sarebbero disposti a venire?

«No, è difficile lavorare lontano dalla propria terra. Non si può chiedere questo ad un sarto. Vede, lui non fa un’arte, fa un mestiere a cui è stata tolta dignità: morale ed economica. Per anni si è provata vergogna di fare un lavoro con le mani: questo però oggi sta in parte cambiando».

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Lei ama la Toscana...

«Ah la Toscana! Io ne sono da sempre affascinato. Voi toscani siete la bellezza per eccellenza».

C’è un luogo in Toscana che le piace particolarmente?

«Radicofani»

E cosa c’è di particolare a Radicofani?

«Lei ci vada, si fermi 10 chilometri prima di arrivarci e potrà capire cosa intendo».

Che ne pensa della querelle tra imprenditori del marmo apuani e Regione per cave e piano paesaggistico?

«Le cave, che trovo bellissime, bisogna continuare a lavorarle: è la vostra storia. Certo è che bisogna farlo nel rispetto di Madre Natura».

Quale consiglio darebbe agli amministratori toscani per conservare le bellezze naturali: le cave, le dune, le spiagge?

«Non lo so. Non sono nato per giudicare».

sartine

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